Personalità ricca e complessa quella di Stefano Rodotà che è stata ampiamente trattata sulla stampa nazionale non trascurando nulla del lungo impegno militante laico, libertario e garantista al servizio del Paese e dei valori fondamentali della nostra democrazia. Lasciando agli altri quindi il compito di tracciarne il profilo e la storia dell’uomo politico, del giurista e del costituzionalista voglio qui ricordarlo intra moenia cioè nel suo rapporto con la Calabria e con Cosenza. Stefano Rodota’ non ha mai interrotto i suoi rapporti con la città che lo vide brillante studente liceale al Telesio e che ne ha seguito tutte le fasi della carriera e del suo cursus onorum.
Se ne va dopo qualche mese che ci ha lasciato Ernesto D’Ippolito che , insieme a Mario Cozza, sono stati gli amici di una vita.
L’ultimo incontro con i cosentini e’ stato in occasione del Premio Sila la cui giuria gli ha tributato il riconoscimento alla carriera. A fronte della partecipazione numerosa e qualificata alla sua lectio magistralis , a microfoni spenti, mi confidava che pur avendo ricevuto nella sua lunga carriera numerosi riconoscimenti autorevoli e prestigiosi quello del premio Sila assumeva un significato che andava al di là delle liturgie politiche e culturali. Per lui era come ricongiungersi al suo passato giovanile dopo aver compiuto, ormai ottantenne, il percorso delle lotte e degli onori . Nella sua conversazione traspariva una venatura intimista nella percezione che il suo percorso ,dal liceo Telesio all’universita’,al parlamento fin quasi alle soglie del Quirinale si concludeva la’ dove era cominciato. Ci lascia un grande esempio di coerenza e di coraggio politico per le tante volte che di fronte alle lusinghe del potere ha saputo dire no per affermare la sua indipendenza e la sua autonomia di intellettuale, di giurista e di politico.
A conclusione di questo mio ricordo mi concedo l’orgoglio di richiamare un particolare che non tutti conoscono e cioè che Stefano Rodota ‘ non ha mai preso tessere di partito se non quella dei Radicali. Ora che se n’e’ andato lo accogliamo nel Pantheon dei cosentini per consegnare la sua memoria alle future generazioni.
Forse sarebbe il caso che il Comune gli tributasse il riconoscimento che merita intestando al suo cittadino più illustre dopo Telesio un luogo simbolicamente significativo del centro storico .