Storia

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Nuovo Bando 2017

Premio Letteratura 2016

Enzo Paolini saluta il Premio Sila 2016

La storia del Premio Sila

“E’ stato costituito per iniziativa di uomini di cultura calabresi e col contributo degli Enti Provinciali del Turismo per la Provincia di Cosenza e di Catanzaro, della Cassa di Risparmio di Calabria e di Lucania e di altri Enti locali un premio letterario annuale intitolato alla Sila.
Il premio letterario della Sila, di un milione di lire, sarà assegnato in settembre alla migliore opera letteraria uscita nell’anno. Sarà preferita dalla Giuria, presieduta da Leonida Répaci e composta da insigni uomini di lettere, l’opera (romanzo, racconto, poesia, teatro, storia, saggio) che illustri l’Italia Meridionale e la Calabria in particolare nel suo genio, nel suo sentimento, nella sua psicologia, nella sua struttura sociale.”

Così un trafiletto apparso sulla “Parola Socialista” nel febbraio del 1949 annunciava la fondazione di un fatto culturale nuovo nella città di Cosenza. Nella città di Telesio, definita da Piovene “l’Atene calabrese”, sede dell’ancora attiva Accademia Cosentina, luogo dove “la cultura è endemica, capace di rifiorire”, nasceva il Premio Sila, dall’intuizione e dalla volontà dei suoi fondatori: Raffaele Cundari, Mauro Leporace e Giacomo Mancini.

Cosenza nel secondo dopoguerra era una città ferita ma viva, ricca di fermenti politici e di spinte ideali che il ventennio fascista aveva solo sopito, pronte a manifestarsi attraverso l’attivismo e la vivacità di intellettuali e politici decisi a intervenire nel processo di rinascita della nazione e a riportare, da protagonista, la Calabria nel dibattito culturale nazionale.

L’istituzione di un premio letterario era il frutto di una attenta riflessione sulla situazione complessiva della cultura italiana e aveva l’obiettivo di dare delle risposte e di offrire delle vie d’uscita alla generale decadenza prodotta dal fascismo. Il premio si proponeva di “aiutare, stimolare, incoraggiare, promuovere un’arte nuova ed una cultura nuova che trovi la sua ispirazione nel conflitto spirituale ed ideologico moderno e lo superi agganciandosi e protendendosi verso l’avvenire e verso le concezioni di un mondo migliore”.

Lo scopo e le ambizioni del Sila furono, da subito, quelle di andare oltre la sola diffusione della cultura letteraria, e di fare del Premio “il generatore di nuovi bisogni culturali, e di nuove risposte ai bisogni di sempre, proiettato, dunque, non verso il passato o un presente sterile, ma verso un futuro che registri la creazione cosciente di un mondo migliore da parte dell’uomo”.

Fortemente connotato dall’orientamento socialista e progressista dei suoi fondatori, il Sila nacque con la volontà forte di lanciare un segnale di trasformazione culturale e di promozione della vivacità intellettuale calabrese, da giocarsi su un piano di confronto nazionale ed europeo.

Per la prima edizione venne chiamato a presiedere la Giuria il letterato calabrese Leonida Répaci, animatore culturale del Premio Viareggio, che, ben lieto di operare nella sua terra e di affrontare una nuova avventura intellettuale, lavorò alla costruzione di una giuria del premio di altissimo valore intellettuale, ricca di significative personalità protagoniste del dibattito culturale dell’epoca, basti ricordare tra loro Carlo Levi, Concetto Marchesi, Corrado Alvaro, Luigi Russo.

Il Premio nell’ottobre del 49 fu assegnato, dopo il garbato rifiuto di Luigi Sturzo, ex aequo a Guido Dorso e a Adolfo Omodeo.

Sin dal suo esordio il Sila si segnalò come manifestazione intellettuale di alto profilo, che ebbe vasta eco nella stampa nazionale e durante la quale si produssero eventi significativi, come la conferenza di Giacomo Debenedetti su Alfieri e quella di Carlo Muscetta su Padula.

La storia del Premio Sila è complessa e discontinua, dopo la prima edizione ci vollero molti anni perché lo si riprendesse, il Premio seppe però rinascere e trovare vitalità, guadagnare spessore e significato, essere rivoluzionario e anticonvenzionale. Fu contestato e fu luogo di accese discussioni tra giurati, ma seppe guardare al tempo che viveva, facendo autocritica, rigenerandosi, ridefinendo nel corso delle edizioni le sue modalità senza mai abbandonare i suoi obiettivi primari.

Ecco un breve excursus delle edizioni del Premio Sila, prima della costituzione della Fondazione Premio Sila, che farà rinascere la manifestazione nel 2012, dandole continuità nel rispetto della tradizione ma con i piedi ben piantati nel presente.

Edizione 1960
Il Sila è organizzato dalla Deputazione di Storia Patria per la Calabria, sotto la guida di Antonio Guarasci. Vince lo storico calabrese Umberto Caldora con il volume Calabria Napoleonica (1806-1815), Napoli, Fiorentino, 1960.

Edizione 1966
Il Premio, ripreso dai promotori, ritrova le sue ragioni originarie. Tre le sezioni: Narrativa, saggistica, con particolare riguardo nei confronti di opere sulla Calabria, giornalismo.
Della Giuria fanno parte: Giuseppe Ungaretti: presidente; Luigi Baldacci; Carlo Bo; Michele Cozza; Enrico Falqui; Antonio Guarasci; Mauro Leporace; Walter Pedullà; Aurelio Roncaglia; Giuseppe Selvaggi; Raffaele Cundari, segretario.
Vince per la narrativa Saverio Strati con Il nodo e Gente in viaggio; per la saggistica Vincenzo Saletta con Storia di Cassano Ionio; per il giornalismo Caterina Lelj per un articolo su Taverna e Mattia Preti.

Edizione 1967
Della Giuria fanno parte Giuseppe Ungaretti: presidente; Luigi Baldacci; Carlo Bo; Michele Cozza; Enrico Falqui; Antonio Guarasci; Mauro Leporace; Walter Pedullà; Ernesto Pontieri; Aurelio Roncaglia; Giuseppe Selvaggi; Raffaele Cundari, segretario.
Vince per la narrativa Renzo Rosso, con il volume di racconti Sopra il museo della Scienza; per la saggistica Francesco Compagna con il volume La politica della città; per il giornalismo Domenico Zappone, con un articolo apparso sulla terza pagina del “Tempo”.

Edizione 1968
La Giuria presieduta da Giuseppe Ungaretti premia per la narrativa Luigi Malerba con Salto Mortale; per la saggistica Francesco Spezzano con il volume La lotta politica in Calabria; un premio speciale va a Ferdinando Virdia per una monografia su Ignazio Silone.

Edizione 1969-1970
Cambiano alcuni membri della Giuria, Ungaretti lascia per gravi motivi di salute, mancano anche Francesco Compagna e Ernesto Pontieri, mentre entrano a farne parte Nicolò Gallo, Angelo Guglielmi, Geno Pampaloni e Rosario Villari.
Vince per la narrativa Leonida Répaci, con il romanzo Tra guerra e rivoluzione; per la saggistica Giorgio Candeloro con il quinto volume della Storia dell’Italia Moderna; per il giornalismo Gaio Fratini per l’articolo Il veliero della Sila, apparso sulla “Voce Repubblicana”.
Viene istituito un premio speciale per il centenario di Nicola Misasi, assegnato a Pietro De Seta per il volume Nicola Misasi e il movimento romantico-verista di Calabria.

Edizione 1970-1971
Della Giuria fanno parte; Carlo Bo, presidente; Michele Cozza; Enrico Falqui; Niccolò Gallo; Antonio Guarasci; Mauro Leporace; Geno Pampaloni; Walter Pedullà; Angelo Maria Ripellino; Giuseppe Selvaggi; Rosario Villari; Raffaele Cundari, segretario.
Per la narrativa vincono -ex aequo- Loris Jacopo Bonomi con Miserere Dei e Rossana Ombres con Principessa Giacinta, per la saggistica Roberto Guiducci con Marx dopo Marx, per la saggistica meridionale Gaetano Cingari con Mezzogiorno e Risorgimento, per il giornalismo Egidio Sterpa per gli articoli apparsi sul Corriere della Sera aventi come oggetto la Calabria e, in particolare, per un articolo sulla Sila.

Edizione 1973
Della Giuria fanno parte; Carlo Bo; Michele Cozza; Raffaele Cundari; Enrico Falqui; Fausto Fonzi; Pietro Garofalo; Antonio Guarasci; Mauro Leporace; Geno Pampaloni; Walter Pedullà; Angelo Maria Ripellino; Giuseppe Selvaggi e Rosario Villari.
Per la sezione narrativa vince Giuliano Gramigna con L’empio Enea, per la sezione saggistica Romeo De Maio con il volume Società e vita religiosa a Napoli nell’Età Moderna (1656-1799), per la sezione saggistica meridionale Atanasio Mozzillo con Cronache della Calabria in guerra (1806-1811). Premio speciale assegnato a Michele Pantaleone per le opere Il sasso in bocca. Mafia e cosa nostra e L’industria del potere nel regno della mafia. Viene inoltre conferita una medaglia d’oro (offerta dall’Amministrazione Provinciale di Catanzaro) all’editore catanzarese Guido Mauro e ottiene una segnalazione di merito il periodico cosentino “Chiarezza” diretto da Luigi Gullo.

Edizione 1974
Il Premio, dopo lunghe riflessioni e dibattiti, si rinnova nelle modalità di selezione delle opere. In particolare, per la sezione “opera prima narrativa”, la Giuria composta da Carlo Bo, Umberto Caldora, Michele Cozza, Raffaele Cundari, Fausto Fenzi, Enrico Maria Forni, Pietro Garofalo, Antonio Guarasci, Geno Pampaloni, Walter Pedullà, Angelo Maria Ripellino, Giuseppe Selvaggi, Rosario Villari, chiede, attraverso una lettera inviata ai responsabili di scuole, circoli di cultura, facoltà universitarie, un parere sulle tre opere selezionate e invita questa giuria popolare e giovanile a partecipare ad un pubblico dibattito per esprimersi in una pubblica riunione.
Per la sezione narrativa il Premio va a Francesco Burdin per Marzo è il mese più crudele, per la saggistica a Luigi De Rosa per Rivoluzione industriale in Italia e nel Mezzogiorno, per le tradizioni calabresi a Ottavio Cavalcanti per Conocchie di Calabria, per la saggistica calabrese il premio va a Corrado Bozzoni per Calabria Normanna.
Il premio per l’opera prima di narrativa, deciso dalla giuria popolare, va a Franco Cordelli per Procida.

Edizione 1975
La Giuria, in questa edizione, è composta da: Piero Ardenti, Walter Binni, Umberto Caldora, Michele Cozza, Raffaele Cundari, Enrico Maria Forni, Pietro Garofalo, Mauro Leporace, Geno Pampaloni, Walter Pedullà, Giuseppe Selvaggi, Rosario Villari. Il Presidente del Comitato Promotore è Giacomo Mancini.
Vince per la narrativa Mario La Cava con I fatti di Casignana, per la saggistica Giancarlo Cataldi con uno studio sulla piana di Giioia Tauro.
Sono due i premi “opera prima” assegnati con la giuria popolare, vince Piero Flecchia con La battaglia della pigna dorata e Mariano D’antonio con Sviluppo e crisi del capitalismo italiano dal 1951 al 1972. Il premio per la saggistica calabrese è assegnato a Domenico Luciano per il Saggio d’economia campestre. Un premio speciale viene inoltre attribuito a Franco Basaglia e a Franca Basaglia Onagro “per la passione civile e politica che anima la loro attività di operatori culturali e sociali.”

Edizione 1976
La Giuria è composta da: Carlo Bo, Piero Ardenti, Walter Binni, Michele Cozza, Raffaele Cundari, Enrico Maria Forni, Pietro Garofalo, Pasquino Crupi, Mauro Leporace, Geno Pampaloni, Walter Pedullà, Giuseppe Selvaggi, Rosario Villari. La vasta giuria popolare che affianca i giurati “togati” sceglie per la narrativa l’opera di Domenico Cupparo Il retroscena, per la saggistica premia Renato Rozzi per Psicologi e operai. Il premio per la saggistica meridionalista va a Sharo Gambino per La mafia in Calabria.
Per la narrativa viene premiato Cesare Lanza con Nenè e viene premiato alla memoria il filosofo antifascista Eugenio Colomi, per i suoi Scritti.

Edizioni 1977-1992
Durante questo periodo alla presidenza del Comitato Promotore del Premio c’è sempre Giacomo Mancini, mentre alcuni membri della giuria lasciano ed altri entrano a farne parte, tra questi: Nino Borsellino, Piero Burzomati, Diego Carpitella, Franco Gaeta, Rossana Ombres, Enzo Siciliano, Claudio Rotella, Franco Crispini, Renato Minore, Domenico Petrocelli, Donato Valli, Pierrette Gullo Posteraro, Giuseppe Alvaro, Luigi M. Lombardi Satriani, Dante Della Terza, Antonio Landolfi, Antonio Piromalli.

1977: vince i premio per la narrativa Antonio Debenedetti, con In assenza del signor Plot, il premio per l’opera prima va a Vincenzo Cerami per Un borghese piccolo piccolo.
Premio per la saggistica a Giuseppe Alvaro per La spirale del sottosviluppo, vincono per la saggistica calabrese e per l’opera prima Eugenio Musolino con Quarant’anni di lotte in Calabria e Santi Fedele con la Storia della concentrazione antifascista. Un riconoscimento speciale va a Fortunato Seminara.

1978: vince il premio per la narrativa Aldo Rosselli con La trasformazione, il premio per l’opera prima va a Gianfranco Di Poi con Un anno in Romania.
Premio per la saggistica a Gabriele De Rosa per la biografia di Luigi Sturzo, per la saggistica meridionalistica a Francesco Renda per I Fasci siciliani 1892-1894, per la saggistica calabrese e per l’opera prima vincono Italo Falcomatà con Giuseppe de Nava. Un conservatore riformista meridionale e Alberto Clemente con Abitazione ed attrezzature collettive. Ipotesi per una progettazione integrata.

1979: vince il premio per la narrativa Giuseppe Pontiggia con Il giocatore invisibile, il premio per l’opera prima va a Silvana Castelli con La pitonessa.
Premio per la saggistica a Giuseppe Galasso per Passato e presente del meridionalismo.

1980: vince il premio per la narrativa Franco Cordelli con Le forze in campo. Premio per la saggistica a Ercole Sori per L’emigrazione italiana dall’Unità alla seconda guerra mondiale e a Gualtiero Harrison per Nelle mappe della Calabria. Scorribande antropologiche.
Premio speciale ad Antonello Trombadori per la sua opera poetica.

1981: vince il premio per la narrativa Vittorio Sermonti con Il tempo fra cane e lupo. Premio per la saggistica a Piero Bevilacqua con Le campagne del Mezzogiorno fra fascismo e guerra.

1982: vince il premio per la narrativa Piero Sanavio con Caterina Cornaro in abito da cortigiana. Premio per la saggistica a Renato Cavallaro per Storie senza storia e Fortunata Piselli per Parentela e emigrazione.

1983: vince il premio per la narrativa Italo Alighiero Chiusano con La derrota. Premio per la saggistica a Gaetano Cingari per Storia della Calabria dall’Unitò ad oggi.
Viene inaugurato il Premio Gullo.

1984: vince il premio per la narrativa Ottiero Ottieri con I due amori. Premio per la saggistica a Luigi M. Lombardi Satriani e Mariano Meligrana per Un villaggio nella memoria.

1985: vince il premio per la narrativa Carmelo Samonà con Il custode. Premio per la saggistica a Arnaldo Somigliano per il volume Settimo contributo alla storia e agli studi classici e del mondo antico.
Premio speciale agli storici Piero Bevilacqua ed Augusto Placanica per il volume La Calabria edito da Einaudi nella Storia d’Italia. Le Regioni dall’Unità ad oggi.

1986: vince il premio per la narrativa Giorgio Prodi con Lazzaro. Premio per la saggistica a Giorgio Ruffolo per La qualità sociale.

1987: vince il premio per la narrativa Giuseppe Cassieri con Diario di un convertito. Premio per la saggistica a Luciana Martinelli per I segni e il vuoto, premio speciale della Giuria a Giovanni Franzoni per Il diavolo mio fratello, il premio intestato al prof. Pietro Garofalo per l’editoria calabrese viene assegnato alla Casa Editrice Rubbettino.

1988: vince il premio per la narrativa Laura Grimaldi con Il sospetto. Premio per la saggistica a Franco Mosino per Storia linguistica della Calabria. Il Premio Garofalo per l’editoria viene assegnato all’editore Gangemi, il premio speciale della Giuria va alla Comunità Saman in omaggio alla memoria di Mauro Rostagno.

1989: il premio per la narrativa va a Leonardo Sciascia per il volume postumo Una storia semplice. Premio per la saggistica a Marta Petrusewicz per Latifondo. Economia morale e vita materiale in una periferia dell’Ottocento. Riconoscimento speciale allo storico Coriolano Martirano per la biografia di Telesio.

1990: vince il premio per la narrativa Mario Tobino con Il manicomio di Pechino. Premio per la saggistica a Giorgio Bocca per La disUnità d’Italia. Vengono poi assegnati i premi speciali: per l’ambiente e l’urbanistica a Fernando Maglietta per Progettare l’immagine; per la ricerca in Calabria a Giovanni Sole per I Santi di Bocchigliero. Storia di un movimento eretico. Il premio speciale della Presidenza va a Marta Marzotto per Una finestra su Piazza di Spagna.

1991: vince il premio per l’opera letteraria lo scomparso scrittore Ignazio Silone, per l’opera postuma Il fascismo, origini e sviluppo. Premio per la saggistica a Giorgio Galli per I partiti politici italiani, e a Renate Siebert per E’ femmina però è bella. Il premio per il giornalismo viene assegnato a Pantaleone Sergi di Repubblica, per La “Santa” violenta, per l’antropologia a Ottavio Cavalcanti per Ori antichi di Calabria.

1992-93: vince il premio per la narrativa Michele Prisco con Terre Basse e per l’opera prima Luciano Lusi con Le mani nel sacco. Per la saggistica vince Adriano Ossicini con Il colloquio con don Giuseppe de Luca. Dalla Resistenza al Concilio Vaticano II. Vengono assegnati i premi speciali: per la saggistica storica contemporanea a Vittorio Cappelli per Il fascismo in periferia; per la ricerca storica in Calabria a Francesco Volpe per Calabria. Storia e cultura (1815-1922).

Il Comitato Promotore attribuisce un premio per la saggistica calabrese a Francesco Kostner per Terremoti in Calabria, e un premio per l’editoria calabrese a Fausta Caputo, in ricordo della “Cronaca di Calabria”. Un Premio Sila è assegnato a Michele Cozza per il pamphlet Riformiamo il riformismo.