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Pierpaolo Vettori ha presentato al pubblico del Sila ’49 il suo libro, “L’imperatore delle nuvole”Featured

Nei locali della libreria Ubik di Cosenza, ieri sera, Pierpaolo Vettori ha presentato il suo libro, “L’imperatore delle nuvole”, che fa parte della Decina 2024 del Premio Sila. Davanti a un pubblico numeroso, lo scrittore ha approfondito alcuni temi del romanzo dialogando con Gemma Cestari, direttrice del Premio Sila, e con il magistrato Alfredo Cosenza.

Siamo appena alla presentazione del terzo libro e già questi incontri con gli autori sono diventati una piacevolissima e apprezzatissima consuetudine. Ieri sera, alla libreria Ubik di Cosenza, si è consumato un nuovo appuntamento letterario. Pierpaolo Vettori ha incontrato il pubblico, ancora una volta numeroso e molto partecipe alla discussione, per presentare il suo romanzo “L’imperatore delle nuvole” (Neri Pozza editore). Che, naturalmente, appartiene alla Decina 2024 del Premio Sila. L’immancabile Gemma Cestari, direttrice del Premio, e il magistrato Alfredo Cosenza hanno dialogato con Vettori.

Le vicende del romanzo ruotano intorno a un lunghissimo muro costruito per contenere l’esodo degli immigrati africani verso l’Europa. Vigilato da guardie murarie che devono tenere a bada i migranti clandestini. Sia gli uni sia gli altri sono, in teoria, aguzzini e vittime, in pratica, entrambi vittime. Senza apparenti vie d’uscita. “Sono vittime – ha sottolineato Pierpaolo Vettori – di un mondo che ormai è monotono. C’è solo un modo per vivere del nostro, ossia questa sorta di capitalismo più o meno democratico e non c’è una realtà alternativa. Per cui se una persona fallisce qui, in questa modalità, non riesce a fare soldi, non riesce… ha fallito per sempre. Non ha un altro modo per realizzarsi. Forse, invece, la soluzione di tanti problemi sarebbe proprio quella di cercare altri modi. Ché ognuno possa in qualche maniera trovare una sua nicchia, un modo per potersi realizzare come persona”.

“Sono rimasta veramente molto colpita dalla potenza di questo romanzo – ha commentato Gemma Cestari – che è avvincente e si lascia leggere con grande facilità nonostante la complessità dei temi che propone. La parola che mi ha suggerito il libro e che mi ha turbato – e che dovrebbe turbare e interrogare tutti – è ambivalenza. E Franco Zomer (l’io narrante e protagonista del romanzo) è veramente l’ambivalenza che ci chiede ma tu da che parte stai? Perché nelle grandi questioni, quelle che vengono orchestrate da pochi e che poi producono moltissime vittime, sono la storia e la sociologia a occuparsi di quei pochi e di quei moltissimi. Mentre è compito della letteratura parlare di quelli che stanno in mezzo, cioè di quelli che poi in questo meccanismo sono i piccoli ingranaggi e le piccole ruote”.

Sempre sul protagonista principale, Alfredo Cosenza ha sottolineato che “ciò che colpisce di Zomer è la sua profonda infelicità. Che vien fuori nell’incipit tremendo del libro: ‘Oggi non riesco a vivere’. Una frase – continua – che dopo averla letta uno si ferma e dice: voglio davvero continuare a leggere? E questa è una sensazione che è sempre presente in tutto il romanzo che poi alla fine si spiega…”

 

Tre domande a Pierpaolo Vettori

A margine dell’incontro, ci siamo intrattenuti con l’autore per conoscere meglio alcuni particolari del suo bellissimo romanzo

 

Leggendo “L’imperatore delle nuvole”, a caldo, viene spontaneo parlare di futuro distopico. A mente fredda, invece, sembra di leggere in anticipo la notizia del Muro e il suo inevitabile corollario di implicazioni…

Esattamente così, mi stupisco sempre quando definiscono distopico il mio romanzo perché, a parte questa immaginaria costruzione di un muro che divide l’Africa dall’Europa, tutto quello che accade nel libro, tutto quello che fanno i protagonisti e i comprimari sono cose che facciamo anche noi, tutti i giorni. Forse viviamo già in una distopia e non ce ne accorgiamo, questo dovrebbe far riflettere.

 

L’illusione di poter cambiare il passato per immaginare di condurre una vita diversa… Chi non penserebbe di abbandonarsi all’allucinazione della Moby Dick. Almeno una volta…

È proprio questa la forza di questa strana, particolarissima droga che si chiama Obdk che consente di poter selezionare un avvenimento del proprio passato, un momento spartiacque dove avresti dovuto fare una cosa e non l’hai fatta o compiere un’azione e non l’hai compiuta e questo ti ha cambiato la vita in peggio, tornare indietro e poterlo rifare. La Moby Dick ti consente una seconda opportunità con un piccolo problema: non riesci mai a portarla a termine. Un secondo prima che tu riesca a fare quello che vuoi, l’effetto della droga finisce e questo crea una dipendenza incredibile. Ma racconta anche di quanto noi siamo legati al nostro passato, di come siamo in un certo senso il prodotto del nostro passato. Nostro e della nostra famiglia.

 

Il destino di Zomer è così ineluttabile e già scritto da lasciare spazio solo a miraggi e illusioni, alla suggestione dei ricordi provocata dalla Moby Dick. E se la passività di Zomer fosse un moto di ribellione: sacrifico la mia vita per dimostrare di potercela fare nonostante tutto?

Ma in effetti nel finale del libro, senza rivelare troppo della storia, proprio Zomer sarà il granello fondamentale, la piccola pietra dalla quale creerà una valanga che cambierà la storia. E io mi ci metto in mezzo, persone che sono bloccate spesso, oppure che vorrebbero fare tante cose ma non ci riescono, non ne hanno la forza, non ne hanno il coraggio, sentono di non essere mai all’altezza della situazione. Non è mai finita la propria stanza, c’è sempre la possibilità di riscatto e Zomer ne troverà una…

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Decina 2024, presentato “Quasi niente sbagliato” di Greta PavanFeatured

Dieci libri da presentare. Dieci autori incontrano il pubblico.

Ieri sera, la libreria Mondadori di Cosenza, in piazza XI Settembre, ha accolto la scrittrice Greta Pavan per la presentazione del suo libro “Quasi niente sbagliato” (Bollati Boringhieri editore). Dopo l’introduzione di Gemma Cestari, direttrice del Premio Sila, hanno dialogato con l’autrice l’avvocato Erika Rodighiero e la professoressa Maria Letizia Stancati

Il Premio Sila ’49 ha regalato un altro incontro molto interessante alla città di Cosenza. Ieri sera, lunedì 8 aprile, nella sala della libreria Mondadori, in pieno centro, Greta Pavan ha presentato il suo libro “Quasi niente sbagliato” (Bollati Boringhieri editore) che fa parte della Decina 2024 del premio letterario bruzio. E ancora una volta, tanta gente è accorsa ad assistere all’evento, seguendo con palpabile interesse le parole della scrittrice e gli interventi dell’avvocato Erika Rodighiero e della professoressa Maria Letizia Stancati che, da appassionate della lettura, hanno contribuito ad approfondire i temi del libro, già insignito della Menzione Speciale della giuria del Premio Calvino 2022.

“‘Quasi niente sbagliato’ è un libro dalla strana e intelligentissima architettura – ha detto Gemma Cestari introducendo Greta Pavan – è la storia di Margherita, nata nel 1990 in Brianza, raccontata in capitoli, che scorrono con un avanti e indietro temporale funzionale alla costruzione complessiva, perché da questi capitoli in cui accadono apparentemente episodi minimi – il “quasi niente” del titolo –, viene fuori la complessità della formazione di Margherita e il suo tentativo di trovare un posto nel mondo, emergono tutti i membri della sua famiglia e il contesto che la circonda. E sono questi quasi niente che segnano le vite di tutti, soprattutto quando accadono nell’infanzia”.

Le vicende narrate si svolgono in una Brianza fredda e austera, dove l’intero universo sociale gira attorno al lavoro. “La letteratura della provincia in Italia è molto fertile – ha spiegato Greta Pavan – ce n’è moltissima relativa al Sud d’Italia, molto poca riferita ad alcune aree del Nord. La Brianza è stata trattata da Gadda, ma un altro tipo di Brianza rispetto a quella che c’è in questo romanzo, una Brianza verde, una Brianza di natura all’interno della cognizione del dolore. Io mi sono chiesta come mai, mi sono chiesta come mai e mi sono data una risposta che ha a che fare con la ricchezza e il benessere. Cioè, laddove c’è un grande benessere, innanzitutto, di tipo economico, laddove sembra andare tutto bene, è più difficile trovare delle storie, perché le storie partono necessariamente da un conflitto. Se non c’è un conflitto, anche in una narrazione a lieto fine è molto difficile costruire una storia. E all’interno di ambienti di questo tipo è complesso trovarne. E quindi io mi sono domandata, ma veramente in questo tutto giusto, non c’è una piccola crepa? Sì, ci sono delle crepe. apparentemente molto piccole che però possono essere indagate e all’interno dei capitoli del romanzo troverete appunto episodi minimi, di minima violenza. Questo è un romanzo sicuramente sulla violenza ma non vi aspettate una violenza traumatica, non vi aspettate un grande evento scatenante di altri. Costruiscono più una tensione sotterranea che un’esplosione di violenza. Quindi si parla di personaggi che vengono definiti da piccolissimi atti di violenza che però in qualche modo, come mi piace immaginarli, una goccia che scava la roccia che definiscono l’esistenza dei miei personaggi e tutto ciò accade specificamente sul luogo di lavoro”.

 

Tre domande a Greta Pavan

Abbiamo approfondito alcuni temi di “Quasi niente sbagliato” con Greta Pavan

Quanta attualità accoglie in sé, la Margherita che hai raccontato?

Dunque, credo che dal punto di vista tematico ne accolga. Naturalmente, si parla di lavoro, di un certo nuovo modo di interrogare il lavoro e di interrogare il lavoro come veicolo di tutto, come bacino di tutto l’esistente e come unica possibilità, come priorità della nostra vita. E questo mi sembra sia un tema abbastanza attuale. Detto ciò, il conflitto che c’è all’interno del lavoro, naturalmente, è un conflitto che c’è sempre stato, lo sfruttamento non è un tema di oggi. Perciò mi piace pensare a questa storia anche nei suoi risvolti un pochino più universali, in parola grossa e pretenziosa, però mi piace pensare anche alla vicenda umana di Margherita, a prescindere dallo spirito e del tempo in cui è emersa.

Quanto hanno pesato le origini venete della famiglia di Margherita e lo status di emigranti nel delinearne la sua personalità?

Molto, perché origini venete in Brianza significa essere degli outsider rispetto al luogo in cui lei si trova. Margherita nasce in una famiglia che in maniera originaria è outsider e non appartenente al luogo in cui vive, nonostante i veneti, insieme ad altre emigrazioni, l’abbiano in qualche modo fondata, la Brianza, quindi altro che fa parte di altro. Però il fatto di essere emigrati dal Veneto determina anche che si tratta di persone molto povere, e anche questo è un elemento di alterità rispetto all’ambiente in cui lei è emersa, che al contrario è un ambiente molto ricco e di grande benessere. Naturalmente il riscatto, soprattutto quando il livello di povertà è quello, è il lavoro. E c’è poco da girarci intorno, perciò, anche questo tipo di imprinting è determinato dal lavoro.

Margherita è una sognatrice oppure semplicemente una ragazza che vorrebbe far valere la sua intraprendenza nel lavoro e di conseguenza nella vita?

Sognatrice direi di no, perché Margherita per me è un personaggio profondamente nichilista, non ha spazio per i sogni, ha spazio per degli incubi ma non per dei sogni, quindi non direi sognatrice. E neanche completamente una persona che vorrebbe far valere la sua intraprendenza. È una donna, inizialmente, alla ricerca di un’appartenenza, che non trova nelle bandiere, non trova nelle persone che ha intorno, non trova assolutamente nel lavoro. Perciò girovaga nel suo mondo alla ricerca di qualcosa o qualcuno a cui appartenere. E a un certo punto pensa che quello possa essere il lavoro, ma è una convinzione che lei eredita, non è una convinzione veramente radicata in lei.

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Greta Pavan
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Dieci libri da presentare. Dieci autori incontrano il pubblico: appuntamento con Greta PavanFeatured

Dopo la pausa pasquale, riprendono gli appuntamenti con la presentazione dei dieci libri che concorrono per aggiudicarsi il Premio Sila ’49, prestigioso riconoscimento letterario giunto ormai alla sua dodicesima edizione. Lunedì 8 aprile, alle 18, la location dell’evento sarà la centralissima libreria Mondadori di Cosenza, in piazza XI Settembre, lungo corso Mazzini. Protagonisti assoluti dell’incontro, Greta Pavan e il suo libro, “Quasi niente sbagliato” (Bollati Boringhieri editore), un romanzo di formazione, un autentico spaccato generazionale, una storia sull’appartenenza e sull’affermazione di sé che prova a rispondere a una domanda esistenziale: se il male sia ciò che riceviamo o quello che ci portiamo dentro…

A parlare del volume, insieme con l’autrice, saranno presenti l’avvocato Erika Rodighiero, la professoressa Maria Letizia Stancati e Gemma Cestari, la direttrice del Premio Sila.

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LA SCHEDA DEL LIBRO

“Quasi niente sbagliato” (Bollati Boringhieri editore)

Brianza, terra dai confini incerti, paesaggio di asfalto e capannoni, provincia ricchissima, dove la religiosa devozione al lavoro sembra essere l’unico parametro riconosciuto per la definizione di rapporti e identità. Ma per Margherita, nata nel 1990 in una delle tante famiglie venete emigrate in Lombardia nel dopoguerra, il benessere è una chimera da contemplare da lontano. Sfiancata dal susseguirsi di lavori senza prospettiva e a cui sembra destinata solo in quanto donna, svuotata dalla minaccia costante della precarietà e svilita da un’umanità ambigua, fatta di personaggi in cui albergano a un tempo colpa e innocenza, per Margherita rimane solo il sogno della fuga. Coltiva l’ossessione di Milano, attraente come una terra promessa, e di un lavoro come giornalista, forse unica possibilità rimasta per provare a far sentire la propria voce. E sola alternativa a quella violenza che, goccia dopo goccia, quasi niente, rischia di trasformarla in tutto ciò che ha sempre rifiutato.

 

Greta Pavan

È nata a Desio, in Brianza, nel 1989. Dopo la laurea in Comunicazione interculturale, conseguita a Torino, ha studiato editoria alla Scuola di scrittura Belleville. Oggi vive a Milano, dove lavora come editor freelance. Quasi niente sbagliato ha ricevuto la Menzione Speciale della giuria del Premio Calvino 2022.

 

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Erika Rodighiero

È avvocato penalista del Foro di Cosenza. Componente del Comitato Pari Opportunità dell’Ordine degli Avvocati di Cosenza, docente e referente della Scuola Forense “B. Alimena” di Cosenza, membro dell’Osservatorio Carcere, Diritto & Società della Camera Penale di Cosenza “Avvocato Fausto Gullo”. Da anni è impegnata nel sociale e vicina a ogni forma di lotta contro le discriminazioni; un impegno che concretizza quotidianamente essendo cofondatrice dell’Associazione culturale Xenìa e di Nova Associazione A.P.S. di Cosenza, nonché socia e volontaria Avvocato di Strada Cosenza.

 

Maria Letizia Stancati

È docente di italiano, storia e geografia presso la scuola secondaria di primo grado dell’IC Malvito, in cui è referente per il bullismo e cyberbullismo, e del dipartimento di lettere. Fondatrice di Nova associazione e attiva volontaria ospedaliera con l’associazione Gianmarco de Maria nei reparti di pediatria e dipartimento materno infantile. Da sempre appassionata di letteratura e scrittura.

 

Carmen Verde
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Decina 2024, presentato “Una minima infelicità” di Carmen VerdeFeatured

Sabato 23 marzo, nella sede della Fondazione Premio Sila ’49, in via Salita Liceo, nel centro storico di Cosenza, Carmen Verde ha presentato il suo romanzo “Una minima infelicità”. A dialogare con l’autrice, Elena Giorgiana Mirabelli, scrittrice e docente di corsi di scrittura, anche per la Scuola Holden diretta da Alessandro Baricco, e Gemma Cestari, la direttrice del Premio Sila

 

Sala gremita, pubblico attentissimo e partecipativo. Sabato scorso, nella sede della Fondazione, si è consumata in un’atmosfera molto coinvolgente, la presentazione del primo romanzo della Decina 2024 del Premio Sila ’49. In primo piano, il romanzo “Una minima infelicità”. A far da prologo, l’introduzione dalla direttrice del Premio, Gemma Cestari. Di seguito, la parola è passata alla scrittrice cosentina Elena Giorgiana Mirabelli che ha dialogato con Carmen Verde, l’autrice del libro, già candidato al Premio Strega 2023.

Le atmosfere del libro di Carmen – ha sottolineato Gemma Cestari nel suo intervento introduttivo – mi hanno riportato a certa narrativa di Giorgio Bassani, Piero Chiara, Goffredo Parise, perché c’è un altro protagonista, oltre a questa famiglia infelicissima. Un protagonista pesantissimo: il giudizio della comunità di provincia. Che è così pesante, rispetto alle dinamiche familiari apparentemente intime, che a un certo punto entra fisicamente nel romanzo attraverso la cattivissima domestica che governa le loro vite facendo del male a madre e a figli. Con loro a lasciarsi far del male. E qui arrivano ancora altre suggestioni che mi riportano a quello che viene dal mondo delle favole. Ché è proprio il nucleo incandescente del romanzo: Annetta è una donna di piccolissima statura che non crescerà mai, cioè continuerà a rimanere piccola. La prima cosa a cui penso è Pollicino, ma ci sono tante altre cose delle favole, appunto la governante cattivissima, la nonna pazza, il castello…”.

Elena Giorgiana Mirabelli ha sottolineato come il libro sia stratificato ovvero “ci siano tantissimi livelli di lettura e quando a volte questi livelli sono più o meno evidenti, alcuni sono profondissimi e li comprendi soltanto dopo esserci ritornato a una seconda lettura. Ti risuonano diversamente. Queste parole – ha continuato – sono inquadratura, dettagli, piccolezza, linea femminile e quindi risuona la linea femminile, l’infelicità che è evidente fin dal titolo, ma c’è anche corpo, perché è un libro dove parlano i corpi, dove sono infelici i corpi, in diverse sfaccettature e in tante diverse declinazioni”.

Carmen Verde ha poi raccontato come ha lavorato per scrivere il suo romanzo. “Ero alle prese con l’infelicità – ha detto – che ho messo addirittura nel titolo, e sapevo di muovermi in un terreno poco sicuro, ma ritengo che sia una questione profondamente letteraria. Intanto perché non è uguale per tutti, e la parola è uguale, e questo potrebbe indurci nell’errore di considerare che l’emozione sottostante sia uguale, invece no, perché ognuno di noi è diversissimo nell’infelicità. L’infelicità è singolare, quello che ci rende singolarissimi. E l’altra cosa è che la parola infelicità non comunica nessuna infelicità, la parola sofferenza, nessuna sofferenza. E allora, in un libro fatto di parole, come tradurre in un libro un sentimento così complesso? L’idea che mi sono fatta è che facciamo esperienza di alcune cose concrete, di alcune situazioni, cioè non è che facciamo esperienza del sentimento dell’infelicità nel suo complesso, ma arrivano delle situazioni in cui questo accade…”.

Carmen Verde carmen verde

Carmen Verde
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Dieci libri da presentare. Dieci autori incontrano il pubblico. Si inizia sabato 23 marzo con Carmen VerdeFeatured

Inizia il rendez-vous della Decina 2024 del Premio Sila ‘49. Sabato 23 marzo alle 18, nella sede della Fondazione del Premio, in via Salita Liceo, cuore del centro storico di Cosenza, ci attende il primo appuntamento con la presentazione della Decina 2024, i dieci libri selezionati dalla giuria del Premio che concorrono per aggiudicarsi il prestigioso riconoscimento letterario.

Sabato 23 marzo, tocca a Carmen Verde che presenta il suo romanzo “Una minima infelicità” (Neri Pozza editore), la storia intensa di una figlia vissuta sempre all’ombra di una madre bella, elegante e sofisticata che si vergogna di lei per la sua piccola statura. E a cui, Annette, la ragazzina, poi adulta, si dedica facendo tante rinunce.

A dialogare con l’autrice, Elena Giorgiana Mirabelli, scrittrice e collaboratrice della Scuola Holden, diretta da Alessandro Baricco.

 

LA SCHEDA DEL LIBRO

Una minima infelicità (Neri Pozza editore)

È un romanzo vertiginoso. Una nave in bottiglia che non si può smettere di ammirare. Annetta racconta la sua vita vissuta all’ombra della madre, Sofia Vivier. Bella, inquieta, elegante, Sofia si vergogna del corpo della figlia perché è scandalosamente minuto. Una petite che non cresce, che resta alta come una bambina. Chiusa nel sacrario della sua casa, Annetta fugge la rozzezza del mondo di fuori, rispetto al quale si sente inadeguata. A sua insaputa, però, il declino lavora in segreto. È l’arrivo di Clara Bigi, una domestica crudele, capace di imporle regole rigide e insensate, a introdurre il primo elemento di discontinuità nella vita familiare. Il padre, Antonio Baldini, ricco commerciante di tessuti, cede a quella donna il controllo della sua vita domestica. Clara Bigi diventa così il guardiano di Annetta, arrivando a sorvegliarne anche le letture. La morte improvvisa del padre è per Annetta l’approdo brusco all’età adulta. Dimentica di sé, decide di rivolgere le sue cure soltanto alla madre, fino ad accudirne la bellezza sfiorita. Allenata dal suo stesso corpo alla rinuncia, coltiva con ostinazione il suo istinto alla diminuzione. Ogni pagina di questo romanzo ci mostra cosa significhi davvero saper narrare utilizzando una lingua magnifica che ci ipnotizza, ci costringe ad arrivare all’ultima pagina, come un naufragio desiderato. Questo libro è il miracolo di una scrittrice che segna un nuovo confine nella narrativa di questi anni.

 

CARMEN VERDE

Nata a Santa Maria Capua Vetere, in provincia di Caserta, l’autrice vive a Roma. Ha pubblicato diversi racconti con Nottetempo, Babbomorto editore, Cadillac e Succedeoggi, e Tapirulan (Sjette). Nel 2018 è stata segnalata come autrice dal Premio Calvino. Nel 2022 ha pubblicato per Neri Pozza, il suo primo romanzo, “Una minima infelicità”, candidato al Premio Strega 2023 e nella Decina 2024 del Premio Sila ‘49.

 

ELENA GIORGIANA MIRABELLI

Cosentina di nascita, Elena Giorgiana è laureata in Filosofia, ha un PhD palermitano in tasca e il diploma della Holden nel cuore. È tra i fondatori di Arcadia book&service, agenzia di servizi editoriali di Cosenza ed è redattrice della rivista Narrandom. Configurazione Tundra (Tunué, 2020) è il suo primo romanzo.

Altri suoi lavori sono apparsi in Nuvole Corsare (Caffèorchidea, 2020), L’ultimo sesso al tempo della peste (Neo Edizioni, 2020) e Human/. Corpi ibridi, mutanti e fluidi nell’universo del possibile (Moscabianca Edizioni, 2021). Maizo, novella per la collana 42 Nodi (Zona 42) è il suo ultimo lavoro. Ordisce trame, anche con la lana.

 

 

 

 

decina 2024
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Pronti per l’edizione 2024: ecco i dieci libri finalisti. Paolini: “Il nostro filo conduttore è l’Italia che vorremmo”Featured

Decina 2024La dodicesima edizione del Premio Sila ’49 ha i suoi dieci libri finalisti. Sono stati annunciati stamattina, lunedì 11 marzo, durante una conferenza stampa tenuta nella sede della Fondazione Premio Sila, nel cuore del centro storico di Cosenza. Ad accogliere giornalisti e appassionati della lettura, il presidente Enzo Paolini, la direttrice Gemma Cestari e i due giurati Valerio Magrelli ed Emanuele Trevi, collegati via web.

Ecco i 10 libri scelti dalla giuria. “Un paese felice” (Mondadori) di Carmine Abate, “Grande meraviglia” (Einaudi) di Viola Ardone, “Poverina” (Blackie Edizioni) di Chiara Galeazzi, “Quasi niente sbagliato” (Bollati Boringhieri) di Greta Pavan, “La bella confusione” (Einaudi) di Francesco Piccolo, “La vita è breve, eccetera” (Einaudi) di Veronica Raimo, “Jazz Cafè” (La nave di Teseo) di Raffaele Simone, “Il fuoco invisibile” (Rizzoli) di Daniele Rielli, “L’imperatore delle nuvole” (Neri Pozza) di Pierpaolo Vettori, “Una minima infelicità” (Neri Pozza) di Carmen Verde.

Il nostro filo conduttore è l’Italia che vorremmo – ha dichiarato il presidente Enzo Paolini – che viene narrata attraverso i romanzi, attraverso le storie, le idee, le vite che ci sono in quelle pagine, ma anche attraverso la saggistica”. Titoli e autori di grande prestigio arricchiscono anche questa edizione del Premio Sila.

Una decina di cui siamo molto soddisfatti – ha sottolineato la direttrice del Premio Gemma Cestari parlando dei titoli scelti – che tiene insieme tante voci interessanti dell’Italia. Dieci libri straordinari che arrivano dopo un lavoro importante della giuria”. L’annuncio della rosa dei finalisti lascia adesso il posto agli incontri con gli autori che nei prossimi giorni presenteranno al pubblico del Premio i propri libri. Poi toccherà alla giuria, in collaborazione con il comitato dei lettori, a ridurre a cinque i libri scelti. Da quest’ultima selezione, si arriverà, quindi, al vincitore finale che sarà premiato durante una manifestazione che coinvolgerà l’intera città di Cosenza nei giorni 14, 15 e 16 giugno.

La decina finalista

Unico autore calabrese in lizza, “Un paese felice” di Carmine Abate, è una storia di ribellione – ha commentato Valerio Magrelli – di indipendenza, quasi una piccola utopia concreta, quella di difendere Eranova, paese destinato a essere spazzato via dalle necessità di costruire un polo siderurgico che doveva accompagnare il porto di Gioia Tauro, poi mai costruito. “La vita è breve” di Veronica Raimo contiene sette racconti, a colpire è il tono, il taglio, il colore, lo stile con cui questi materiali vengono organizzati in una forma meticolosa, miniaturizzata. “Grande Meraviglia” di Viola Ardone è una sorta di grande racconto in cui si narra la caduta dei manicomi, l’abbandono dei manicomi, secondo una legge che purtroppo non venne poi realizzata fino in fondo. Con “Poverina” di Chiara Galeazzi siamo di fronte a una testimonianza – hanno continuato nell’excursus della decina Magrelli ed Emanuele Trevi –un memoir, ma che ha la sua validità narrativa – e direi anche i suoi problemi compositivi e artistici – equivalenti a quelli della letteratura d’invenzione. Molto interessante, anche dal punto di vista strutturale, “Quasi niente di sbagliato” di Greta Pavan. Il vero motore di questa narrazione è la costruzione temporale che alterna momenti lontani e vicini in un continuo andirivieni cronologico”. “La bella confusione” di Francesco Piccolo è una storia bellissima e intelligente, si svolge nel 1963 e racconta la storia di due capolavori come Otto e Mezzo di Federico Fellini e Il Gattopardo di Luchino Visconti. Che vengono girati contemporaneamente e hanno un destino simile. Trait d’union un’attrice, Claudia Cardinale, che recitò in entrambe le pellicole. “Jazz Cafè” è una raccolta di racconti firmata da Raffaele Simone dà vita a una serie di personaggi che hanno, malgrado la diversità dei loro destini, qualcosa in comune: la ricerca inesausta di quella scheggia di felicità e di giustizia forse concessa agli umani.

“Il fuoco invisibile” di Daniele Rielli è un libro che ha una forza di impatto indimenticabile, nel senso che è la storia di un evento terribile, del Sud Italia, la xylella un batterio che ha distrutto migliaia di ulivi secolari in Puglia. Lo scrittore ha due marce, una di giornalismo investigativo che si basa sulle vicende, sulle domande, e una di romanziere. Il futuro che non vorremmo mai vedere, lo descrive Pierpaolo Vettori in “L’imperatore delle nuvole”. Un lungo muro che divide e protegge(?) dall’invasione dei migranti nordafricani. L’epopea tragica di una delle guardie murarie. “Una minima infelicità” di Carmen Verde è un romanzo intenso e particolare innanzitutto perché viene definito un’opera prima – anche se segue un romanzo scritto a quattro mani – poi perché parla di una creatura minuscola che decide di consacrare la propria vita a una madre elegante, abbiente e sofisticata che si vergogna di lei.

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La Fondazione Premio Sila presenta il bando di concorso dell’edizione 2024 del Premio Letterario Premio Sila’49Featured

Il Premio ha la caratteristica di privilegiare le opere e la letteratura attente alla realtà e
di rilievo civile.
REGOLAMENTO

  1. Il “Premio Sila 49” è diviso in tre sezioni:
    a) Letteratura;
    b) Economia e Società;
    c) “Sguardo da lontano”, dedicato a saggi e opere realizzati da autori stranieri o
    italiani che abbiano ad oggetto il Mezzogiorno, visto da una prospettiva esterna.
  2. La giuria si riserva, inoltre, di anno in anno, la facoltà di assegnare premi speciali
    alla carriera e/o all’opera complessiva di autori italiani o stranieri che abbiano una
    significativa attinenza con i valori promossi dal Premio.
  3. Per l’edizione 2024, possono concorrere al Premio le opere di autori edite nel
    periodo che va dal 1 novembre 2022 al 31 ottobre 2023.
  4. Le opere e le candidature devono pervenire, in quattordici copie, presso l’Agenzia
    di Spedizioni KIPOINT, Piazza Zumbini, snc – 87100 Cosenza, con la dicitura
    Concorso Premio Sila ’49 – 2024 – entro e non oltre le ore 12.00 del 20 novembre
    2023, accompagnate da una lettera con l’indicazione della sezione cui si intende
    partecipare;
  5. La Fondazione Premio Sila, al fine di assicurare il carattere partecipativo al
    concorso letterario, individuerà di anno in anno particolari categorie di lettori che
    forniranno alla giuria orientamenti, non vincolanti, in relazione alla rosa finale di
    cinque titoli che concorreranno per la sezione Letteratura al premio finale;
  6. Per ciascuna delle sezioni del Premio la Giuria assegnerà dei riconoscimenti:
    a) Sezione Letteratura: un premio da 5000 euro;
    b) Sezione Economia e Società: un premio da 5000 euro;
    c) Sezione “Sguardo da lontano”: un premio da 2500 euro;

d) Sezione Premio Speciale: un premio da 2500 euro.

  1. La premiazione dei vincitori avrà luogo in una data che la Fondazione Premio Sila
    indicherà in tempo utile tra maggio e giugno del 2024. Condizione imprescindibile
    per l’attribuzione dei premi ai vincitori è la loro presenza alla cerimonia di
    premiazione.
  2. Modifiche al presente regolamento possono essere apportate dal Consiglio
    d’Amministrazione della Fondazione Premio Sila.
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Premio Sila ’49, proroga dei termini per l’edizione 2022-2023. Paolini: «Cerimonia conclusiva nella tarda primavera: un modo per valorizzare, ancora di più, i luoghi del centro storico»Featured

La Fondazione Premio Sila annuncia la riapertura del bando di concorso dell’edizione 2022 del Premio Letterario “Premio Sila ‘49” e contestualmente la modifica del suo regolamento. A prevedersi è, dunque, una nuova agenda di lavori: potranno concorrere le opere di autori pubblicate dall’1 giugno 2021 al 31 ottobre 2022, pertanto le candidature dovranno pervenire entro e non oltre le ore 12 del 10 novembre 2022. Per la sua undicesima edizione, il Premio si concluderà, inoltre, nella tarda primavera del 2023.

«Una decisione, quella circa la proroga dei termini del nostro bando – spiega Enzo Paolini, presidente della Fondazione Premio Sila -, che abbiamo abbracciato a seguito delle richieste pervenuteci da giurati e lettori. Crediamo, poi – aggiunge Paolini -, che realizzare la cerimonia finale di premiazione nei mesi primaverili, così come accaduto negli ultimi  due anni, sia una formula assai azzeccata: permette, infatti, di meglio valorizzare i luoghi all’aperto del nostro magico centro storico. Lo abbiamo visto quest’anno: ancora circolano le immagini di una piazza Duomo gremita, al pari di quelle di Largo delle Vergini e del cortile esterno di Palazzo Arnone. Dando, a ogni modo, tale annuncio – conclude il presidente -, ci teniamo anche a rassicurare chi, tra gli autori, ha già fatto pervenire la propria candidatura: verrà naturalmente tenuta in considerazione e non sarà “scalfita” dal nuovo regolamento. Infine, ribadiamo al comitato dei lettori che tutte le attività legate tradizionalmente al Premio (dalla presentazione dei volumi agli incontri con gli autori, fino ad eventi extra) verranno realizzati nel corso del periodo autunnale e invernale. Siamo, pertanto, pronti per una nuova e bellissima edizione».

 Per maggiori dettagli alleghiamo, di seguito, il nuovo bando edizione 2022-2023.

NUOVO BANDO EDIZIONE 2022/23

La Fondazione Premio Sila, in via del tutto eccezionale, riapre il bando di concorso dell’edizione 2022 del Premio Letterario “Premio Sila 49” e ne modifica il regolamento per come segue.

Per l’edizione 2022 si prevede una nuova agenda dei lavori che concluderà le fasi del concorso con la relativa Cerimonia di Premiazione nella tarda primavera del 2023.


Il Premio ha la caratteristica di privilegiare le opere e la letteratura attente alla realtà e di rilievo civile.

REGOLAMENTO

1. Il “Premio Sila 49” ha frequenza annuale ed è diviso in tre sezioni:
a) Letteratura;
b) Economia e Società;
c) “Sguardo da lontano”, dedicato a saggi e opere realizzati da autori stranieri o italiani che abbiano ad oggetto il Mezzogiorno, visto da una prospettiva esterna.

2. La giuria si riserva, inoltre, di anno in anno, la facoltà di assegnare premi speciali alla carriera e/o all’opera complessiva di autori che abbiano una significativa attinenza con i valori promossi dal Premio.

3. Per l’edizione 2022, possono concorrere al Premio le opere di autori edite nel periodo che va dal 1 giugno 2021 al 31 ottobre 2022.

4. Le opere e le candidature, in seguito alla riapertura dei termini temporali del bando di concorso, devono pervenire, in quattordici copie, presso l’Agenzia di Spedizioni KIPOINT, Piazza Zumbini, snc – 87100 Cosenza, con la dicitura Concorso Premio Sila ’49 – 2022 – entro e non oltre le ore 12.00 del 10 novembre 2022, accompagnate da una lettera con l’indicazione della sezione cui si intende partecipare;

Le opere e le candidature già pervenute entro i termini indicati dal precedente bando, sono da considerarsi in concorso per l’edizione che unifica l’anno 2022 al 2023.

5. La Fondazione Premio Sila, al fine di assicurare il carattere partecipativo al concorso letterario, individuerà di anno in anno particolari categorie di lettori che forniranno alla giuria orientamenti, non vincolanti, in relazione alla rosa finale di cinque titoli che concorreranno per la sezione Letteratura al premio finale;

6. Per ciascuna delle sezioni del Premio la Giuria assegnerà dei riconoscimenti:
a) Sezione Letteratura: un premio da 5000 euro;
b) Sezione Economia e Società: un premio da 5000 euro;
c) Sezione “Sguardo da lontano”: un premio da 2500 euro;

7. La premiazione dei vincitori avrà luogo in una data che la Fondazione Premio Sila indicherà in tempo utile tra maggio e giugno del 2023. Condizione imprescindibile per l’attribuzione dei premi ai vincitori è la loro presenza alla cerimonia di premiazione.

8. Modifiche al presente regolamento possono essere apportate dal Consiglio d’Amministrazione della Fondazione Premio Sila.

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Conclusa la decima edizione, Lagioia, Castellina e Uyangoda premiati a Palazzo ArnoneFeatured

COSENZA – Si è svolta ieri, sabato 28 maggio, la cerimonia di premiazione dei vincitori della decima edizione del Sila ‘49. Negli spazi esterni di Palazzo Arnone, Nicola Lagioia (sezione Letteratura), Nadeesha Uyangoda (sezione Economia e Società) e Luciana Castellina (premio alla Carriera), oltre a ricevere i bronzetti realizzati per l’occasione dal maestro Mimmo Paladino, hanno dialogato con la giornalista e scrittrice Ritanna Armeni. E lo hanno fatto davanti a un foltissimo pubblico che, nei giorni dedicati all’annata 2021 del Premio diretto da Gemma Cestari, si è reso partecipe dei numerosi incontri, appuntamenti e lectio realizzate nel cuore vivo e pulsante del centro storico bruzio.

«Sono dieci anni di Premio Sila, dieci anni trascorsi a fare cose straordinarie – ha detto durante la manifestazione il presidente della Fondazione Premio Sila Enzo Paolini – Tutto ciò che è stato realizzato e che ci proponiamo di realizzare è accaduto e accadrà grazie alla vicinanza di moltissimi artisti e cittadini, i quali, insieme, hanno impreziosito le diverse edizioni susseguitesi. Se siamo qui – ha aggiunto – è perché fortemente consapevoli che le idee e le parole possono cambiare il mondo: il Premio vuole fare la sua parte per raggiungere questo obiettivo. Motivo per cui, tra le altre cose – ha concluso Paolini rivolgendosi al sindaco Franz Caruso seduto in platea -, con il presidente dell’Ordine degli avvocati di Cosenza Enzo Gallucci abbiamo proposto al Comune di nominare l’avvocato e scrittore Giuseppe Farina, che da anni si batte contro la Sla, responsabile dei diritti umani della città».

Luci, poi, sui premiati di quest’anno che, nel corso dell’evento, hanno parlato dei propri romanzi e delle proprie esperienze. Nicola Lagioia, vincitore con “La città dei vivi” (Einaudi), ha incantato i presenti ripercorrendo le pagine del proprio libro, «il primo per cui si è trovato dinnanzi alla non fiction e che trae spunto non solo da Carrere e Capote, ma dalla grande tradizione italiana di scrittori che fanno letteratura parlando di cose vere e che va da Levi a Ortese fino ad Alessandro Leogrande». Lagioia, reduce dal successo del Salone del Libro, sulla manifestazione torinese ha pure rivelato: «Dopo il 2023 si svolgerà senza di me. Sono diventato direttore quando il Salone stava morendo, è diventato un qualcosa di straordinario e credo che non abbia più bisogno del mio supporto».

I temi del razzismo, dei pregiudizi e del femminismo sono stati invece affrontati nel discorso della premiata per la sezione Economia e Società Nadeesha Uyangoda, autrice del volume “L’unica persona nera nella stanza” (66thand2nd). «Il razzismo non è solo violenza fisica ma cambia, si evolve, si trasforma – ha dichiarato Uyangoda – Ed è importante guardare alla Storia e pure dentro di noi per poterlo debellare; non rimanere ancorati a vecchie lotte politiche, bensì capire che bisogna farsi portavoce di ulteriori battaglie, per esempio quelle delle badanti, delle colf che quotidianamente vengono discriminate».

A Luciana Castellina, infine, definita «premiata all’esistenza», il “compito” di far comprendere cosa significhi oggi essere di sinistra. «La sinistra contemporanea non è quella che ho incontrato nel ’47, quando si era certi di cambiare il mondo. Nonostante ciò non mi va di essere pessimista e non lo sono neanche perché frequentando scuole, associazioni e la periferia di Roma mi sono resa conto di quanti giovani siano coinvolti nei mille modi possibili per aiutare l’altro. A questi ragazzi non interessa nulla del Parlamento, del resto non c’è alcun membro da cui si sentano rappresentati, ma è grazie a loro se nuove forme di democrazia nascono sul territorio». In ultimo, sulla guerra in Ucraina, la figura storica della politica italiana ha detto: «Se si sottovalutano i rischi andremo incontro a una guerra più ampia, mondiale e nucleare. Io ho fiducia solo in Papa Francesco, che continua a ripetere che non esistono guerre giuste, e nei generali, che attuano i negoziati. Chi lo avrebbe mai detto, oggi i miei rappresentanti politici sono i preti e appunto i generali».

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Svelati i vincitori della decima edizione del Premio Sila ’49: sono Nicola Lagioia, Nadeesha Uyangonda e Luciana Castellina. Dal 27 al 29 maggio la consegna dei riconoscimenti nel cuore del centro storico bruzio, ma anche la lectio magistralis di Tomaso Montanari in occasione degli 800 anni del Duomo di Cosenza sul sagrato della Cattedrale e il reading di Valerio Magrelli nella sede silana della FondazioneFeatured

COSENZA – Sono Nicola Lagioia con “La città dei vivi” edito da Einaudi (sezione Letteratura), Nadeesha Uyangonda con “L’unica persona nera nella stanza” edito da 66thand22nd (sezione Economia e Società) e la politica e scrittrice Luciana Castellina (Premio alla carriera) i vincitori della decima edizione del Premio Sila ’49, così come annunciati dal presidente della Fondazione Premio Sila Enzo Paolini e dalla direttrice del Premio Gemma Cestari.

La premiazione dei vincitori, a seguito delle varie fasi che hanno interessato il Premio e che hanno coivolto rinomati autori nonchè l’intera comunità, si terrà in tre giorni alla fine del mese di maggio. In particolare, venerdì 27, alle ore 18, in piazza dei Follari, la docente Unical Mariafrancesca D’Agostino e il sociologo Tonino Perna dialogheranno con Nadeesha Uyangonda. Subito dopo, alle 19, ci si sposterà eccezionalmente sul sagrato della Cattedrale cosentina per assistere alla relazione, intitolata Un indulto, una sospensione, un miracoloso arresto: il senso delle antiche chiese, dello storico Tomaso Montanari, in occasione delle celebrazioni degli 800 anni del Duomo. Sabato 28, inoltre, alle ore 11.30, a Palazzo Arnone, sede della Galleria Nazionale, si assisterà alla lectio magistralis di Luciana Castellina La mia vita a sinistra è, ancora, la scoperta del mondo; mentre nel pomeriggio, a partire dalle 18.30, si terrà la cerimonia di premiazione della decima edizione del Premio, condotta dalla giornalista e scrittrice Ritanna Armeni: a Lagioia, Uyangonda e Castellina verranno consegnati, come di consueto, i bronzetti realizzati dal maestro Mimmo Paladino. Domenica 29, infine, dal cuore del centro storico bruzio ci si trasferirà nella sede di Camigliatello Silano della Fondazione Premio Sila: sarà qui, dalle 11, che il giurato del Premio Valerio Magrelli leggerà alcune delle poesie tratte dalla sua ultima raccolta “Exfanzia” (Einaudi).

Tuffatori”, il manifesto dell’edizione 2021 del Premio è stato realizzato dall’artista di origine calabrese Natino Chirico. Sarà proprio incentrata sulle opere del raffinato disegnatore e ritrattista, la mostra che dal 30 maggio fino al 21 giugno potrà essere visitata all’interno delle sale del Museo dei Brettii e degli Enotri del quartiere Spirito Santo. Un evento, quest’ultimo, che chiude gli incontri e i pregiati appuntamenti della primavera del Premio Sila ’49, a cui tutta la città è invitata a partecipare, sempre nel rispetto delle normative anti-Covid.

Di seguito le motivazioni della Giuria per il conferimento del Premio:

Nicola Lagioia – «La città dei vivi è uno di quei grandi libri che nascono da un’occasione del tutto imprevedibile. Fin dal momento in cui lo scrittore visita il palazzo alla periferia di Roma che è stato il teatro dell’orribile crimine, costato la vita a un ragazzo giovanissimo, per scrivere un pezzo per il suo giornale, quella che si genera in lui è una fertile occasione, capace di accamparsi nella sua mente per il tempo necessario ad andare a fondo. Magistrale nell’alternanza della prima e della terza persona, il romanzo di Lagioia brucia totalmente, al fuoco di una dolente concezione poetica, ogni presupposto cronachistico, finendo per diventare il ritratto indelebile di un tempo, e di un luogo, nei quali anche la bellezza e il senso dell’eterno contrabbandati dai dépliant turistici sembrano aver smarrito la propria strada, aspetta le sue vittime nascosto negli eventi più ordinari: un messaggio sullo smartphone, una corsa in taxi, il puro e semplice trascorrere delle ore di una notte.

Nadeesha Uyangonda – «È molto bello il titolo di questo libro, firmato da Nadeesha Uyangonda per l’editore 66thand2nd: L’unica persona nera nella stanza. Chiamiamolo come vogliamo, pamphlet, saggio, memoir: certo è che le sue pagine raccontano con pacato furore il senso di isolamento, “che forse è il peggiore di tutti”, legato al fatto di essere, per l’appunto, L’unica persona nera nella stanza». 

Luciana Castellina – «Ad una straordinaria donna italiana, una comunista che ha sempre pensato con la sua testa senza mai voltarsi dall’altra parte, che anche nelle istituzioni nazionali ed internazionali ha dato voce alle minoranze, ha rivendicato diritti, si è battuta contro le ingiustizie, ha creduto – e crede – in uno stato sociale equo e fondato sulla libertà e sulla dignità del lavoro».

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