Tag

Carmen Verde

Carmen Verde
Fondazione, Notizie

Decina 2024, presentato “Una minima infelicità” di Carmen VerdeFeatured

Sabato 23 marzo, nella sede della Fondazione Premio Sila ’49, in via Salita Liceo, nel centro storico di Cosenza, Carmen Verde ha presentato il suo romanzo “Una minima infelicità”. A dialogare con l’autrice, Elena Giorgiana Mirabelli, scrittrice e docente di corsi di scrittura, anche per la Scuola Holden diretta da Alessandro Baricco, e Gemma Cestari, la direttrice del Premio Sila

 

Sala gremita, pubblico attentissimo e partecipativo. Sabato scorso, nella sede della Fondazione, si è consumata in un’atmosfera molto coinvolgente, la presentazione del primo romanzo della Decina 2024 del Premio Sila ’49. In primo piano, il romanzo “Una minima infelicità”. A far da prologo, l’introduzione dalla direttrice del Premio, Gemma Cestari. Di seguito, la parola è passata alla scrittrice cosentina Elena Giorgiana Mirabelli che ha dialogato con Carmen Verde, l’autrice del libro, già candidato al Premio Strega 2023.

Le atmosfere del libro di Carmen – ha sottolineato Gemma Cestari nel suo intervento introduttivo – mi hanno riportato a certa narrativa di Giorgio Bassani, Piero Chiara, Goffredo Parise, perché c’è un altro protagonista, oltre a questa famiglia infelicissima. Un protagonista pesantissimo: il giudizio della comunità di provincia. Che è così pesante, rispetto alle dinamiche familiari apparentemente intime, che a un certo punto entra fisicamente nel romanzo attraverso la cattivissima domestica che governa le loro vite facendo del male a madre e a figli. Con loro a lasciarsi far del male. E qui arrivano ancora altre suggestioni che mi riportano a quello che viene dal mondo delle favole. Ché è proprio il nucleo incandescente del romanzo: Annetta è una donna di piccolissima statura che non crescerà mai, cioè continuerà a rimanere piccola. La prima cosa a cui penso è Pollicino, ma ci sono tante altre cose delle favole, appunto la governante cattivissima, la nonna pazza, il castello…”.

Elena Giorgiana Mirabelli ha sottolineato come il libro sia stratificato ovvero “ci siano tantissimi livelli di lettura e quando a volte questi livelli sono più o meno evidenti, alcuni sono profondissimi e li comprendi soltanto dopo esserci ritornato a una seconda lettura. Ti risuonano diversamente. Queste parole – ha continuato – sono inquadratura, dettagli, piccolezza, linea femminile e quindi risuona la linea femminile, l’infelicità che è evidente fin dal titolo, ma c’è anche corpo, perché è un libro dove parlano i corpi, dove sono infelici i corpi, in diverse sfaccettature e in tante diverse declinazioni”.

Carmen Verde ha poi raccontato come ha lavorato per scrivere il suo romanzo. “Ero alle prese con l’infelicità – ha detto – che ho messo addirittura nel titolo, e sapevo di muovermi in un terreno poco sicuro, ma ritengo che sia una questione profondamente letteraria. Intanto perché non è uguale per tutti, e la parola è uguale, e questo potrebbe indurci nell’errore di considerare che l’emozione sottostante sia uguale, invece no, perché ognuno di noi è diversissimo nell’infelicità. L’infelicità è singolare, quello che ci rende singolarissimi. E l’altra cosa è che la parola infelicità non comunica nessuna infelicità, la parola sofferenza, nessuna sofferenza. E allora, in un libro fatto di parole, come tradurre in un libro un sentimento così complesso? L’idea che mi sono fatta è che facciamo esperienza di alcune cose concrete, di alcune situazioni, cioè non è che facciamo esperienza del sentimento dell’infelicità nel suo complesso, ma arrivano delle situazioni in cui questo accade…”.

Carmen Verde carmen verde

Carmen Verde
Fondazione, Notizie

Dieci libri da presentare. Dieci autori incontrano il pubblico. Si inizia sabato 23 marzo con Carmen VerdeFeatured

Inizia il rendez-vous della Decina 2024 del Premio Sila ‘49. Sabato 23 marzo alle 18, nella sede della Fondazione del Premio, in via Salita Liceo, cuore del centro storico di Cosenza, ci attende il primo appuntamento con la presentazione della Decina 2024, i dieci libri selezionati dalla giuria del Premio che concorrono per aggiudicarsi il prestigioso riconoscimento letterario.

Sabato 23 marzo, tocca a Carmen Verde che presenta il suo romanzo “Una minima infelicità” (Neri Pozza editore), la storia intensa di una figlia vissuta sempre all’ombra di una madre bella, elegante e sofisticata che si vergogna di lei per la sua piccola statura. E a cui, Annette, la ragazzina, poi adulta, si dedica facendo tante rinunce.

A dialogare con l’autrice, Elena Giorgiana Mirabelli, scrittrice e collaboratrice della Scuola Holden, diretta da Alessandro Baricco.

 

LA SCHEDA DEL LIBRO

Una minima infelicità (Neri Pozza editore)

È un romanzo vertiginoso. Una nave in bottiglia che non si può smettere di ammirare. Annetta racconta la sua vita vissuta all’ombra della madre, Sofia Vivier. Bella, inquieta, elegante, Sofia si vergogna del corpo della figlia perché è scandalosamente minuto. Una petite che non cresce, che resta alta come una bambina. Chiusa nel sacrario della sua casa, Annetta fugge la rozzezza del mondo di fuori, rispetto al quale si sente inadeguata. A sua insaputa, però, il declino lavora in segreto. È l’arrivo di Clara Bigi, una domestica crudele, capace di imporle regole rigide e insensate, a introdurre il primo elemento di discontinuità nella vita familiare. Il padre, Antonio Baldini, ricco commerciante di tessuti, cede a quella donna il controllo della sua vita domestica. Clara Bigi diventa così il guardiano di Annetta, arrivando a sorvegliarne anche le letture. La morte improvvisa del padre è per Annetta l’approdo brusco all’età adulta. Dimentica di sé, decide di rivolgere le sue cure soltanto alla madre, fino ad accudirne la bellezza sfiorita. Allenata dal suo stesso corpo alla rinuncia, coltiva con ostinazione il suo istinto alla diminuzione. Ogni pagina di questo romanzo ci mostra cosa significhi davvero saper narrare utilizzando una lingua magnifica che ci ipnotizza, ci costringe ad arrivare all’ultima pagina, come un naufragio desiderato. Questo libro è il miracolo di una scrittrice che segna un nuovo confine nella narrativa di questi anni.

 

CARMEN VERDE

Nata a Santa Maria Capua Vetere, in provincia di Caserta, l’autrice vive a Roma. Ha pubblicato diversi racconti con Nottetempo, Babbomorto editore, Cadillac e Succedeoggi, e Tapirulan (Sjette). Nel 2018 è stata segnalata come autrice dal Premio Calvino. Nel 2022 ha pubblicato per Neri Pozza, il suo primo romanzo, “Una minima infelicità”, candidato al Premio Strega 2023 e nella Decina 2024 del Premio Sila ‘49.

 

ELENA GIORGIANA MIRABELLI

Cosentina di nascita, Elena Giorgiana è laureata in Filosofia, ha un PhD palermitano in tasca e il diploma della Holden nel cuore. È tra i fondatori di Arcadia book&service, agenzia di servizi editoriali di Cosenza ed è redattrice della rivista Narrandom. Configurazione Tundra (Tunué, 2020) è il suo primo romanzo.

Altri suoi lavori sono apparsi in Nuvole Corsare (Caffèorchidea, 2020), L’ultimo sesso al tempo della peste (Neo Edizioni, 2020) e Human/. Corpi ibridi, mutanti e fluidi nell’universo del possibile (Moscabianca Edizioni, 2021). Maizo, novella per la collana 42 Nodi (Zona 42) è il suo ultimo lavoro. Ordisce trame, anche con la lana.

 

 

 

 

decina 2024
Fondazione, Notizie

Pronti per l’edizione 2024: ecco i dieci libri finalisti. Paolini: “Il nostro filo conduttore è l’Italia che vorremmo”Featured

Decina 2024La dodicesima edizione del Premio Sila ’49 ha i suoi dieci libri finalisti. Sono stati annunciati stamattina, lunedì 11 marzo, durante una conferenza stampa tenuta nella sede della Fondazione Premio Sila, nel cuore del centro storico di Cosenza. Ad accogliere giornalisti e appassionati della lettura, il presidente Enzo Paolini, la direttrice Gemma Cestari e i due giurati Valerio Magrelli ed Emanuele Trevi, collegati via web.

Ecco i 10 libri scelti dalla giuria. “Un paese felice” (Mondadori) di Carmine Abate, “Grande meraviglia” (Einaudi) di Viola Ardone, “Poverina” (Blackie Edizioni) di Chiara Galeazzi, “Quasi niente sbagliato” (Bollati Boringhieri) di Greta Pavan, “La bella confusione” (Einaudi) di Francesco Piccolo, “La vita è breve, eccetera” (Einaudi) di Veronica Raimo, “Jazz Cafè” (La nave di Teseo) di Raffaele Simone, “Il fuoco invisibile” (Rizzoli) di Daniele Rielli, “L’imperatore delle nuvole” (Neri Pozza) di Pierpaolo Vettori, “Una minima infelicità” (Neri Pozza) di Carmen Verde.

Il nostro filo conduttore è l’Italia che vorremmo – ha dichiarato il presidente Enzo Paolini – che viene narrata attraverso i romanzi, attraverso le storie, le idee, le vite che ci sono in quelle pagine, ma anche attraverso la saggistica”. Titoli e autori di grande prestigio arricchiscono anche questa edizione del Premio Sila.

Una decina di cui siamo molto soddisfatti – ha sottolineato la direttrice del Premio Gemma Cestari parlando dei titoli scelti – che tiene insieme tante voci interessanti dell’Italia. Dieci libri straordinari che arrivano dopo un lavoro importante della giuria”. L’annuncio della rosa dei finalisti lascia adesso il posto agli incontri con gli autori che nei prossimi giorni presenteranno al pubblico del Premio i propri libri. Poi toccherà alla giuria, in collaborazione con il comitato dei lettori, a ridurre a cinque i libri scelti. Da quest’ultima selezione, si arriverà, quindi, al vincitore finale che sarà premiato durante una manifestazione che coinvolgerà l’intera città di Cosenza nei giorni 14, 15 e 16 giugno.

La decina finalista

Unico autore calabrese in lizza, “Un paese felice” di Carmine Abate, è una storia di ribellione – ha commentato Valerio Magrelli – di indipendenza, quasi una piccola utopia concreta, quella di difendere Eranova, paese destinato a essere spazzato via dalle necessità di costruire un polo siderurgico che doveva accompagnare il porto di Gioia Tauro, poi mai costruito. “La vita è breve” di Veronica Raimo contiene sette racconti, a colpire è il tono, il taglio, il colore, lo stile con cui questi materiali vengono organizzati in una forma meticolosa, miniaturizzata. “Grande Meraviglia” di Viola Ardone è una sorta di grande racconto in cui si narra la caduta dei manicomi, l’abbandono dei manicomi, secondo una legge che purtroppo non venne poi realizzata fino in fondo. Con “Poverina” di Chiara Galeazzi siamo di fronte a una testimonianza – hanno continuato nell’excursus della decina Magrelli ed Emanuele Trevi –un memoir, ma che ha la sua validità narrativa – e direi anche i suoi problemi compositivi e artistici – equivalenti a quelli della letteratura d’invenzione. Molto interessante, anche dal punto di vista strutturale, “Quasi niente di sbagliato” di Greta Pavan. Il vero motore di questa narrazione è la costruzione temporale che alterna momenti lontani e vicini in un continuo andirivieni cronologico”. “La bella confusione” di Francesco Piccolo è una storia bellissima e intelligente, si svolge nel 1963 e racconta la storia di due capolavori come Otto e Mezzo di Federico Fellini e Il Gattopardo di Luchino Visconti. Che vengono girati contemporaneamente e hanno un destino simile. Trait d’union un’attrice, Claudia Cardinale, che recitò in entrambe le pellicole. “Jazz Cafè” è una raccolta di racconti firmata da Raffaele Simone dà vita a una serie di personaggi che hanno, malgrado la diversità dei loro destini, qualcosa in comune: la ricerca inesausta di quella scheggia di felicità e di giustizia forse concessa agli umani.

“Il fuoco invisibile” di Daniele Rielli è un libro che ha una forza di impatto indimenticabile, nel senso che è la storia di un evento terribile, del Sud Italia, la xylella un batterio che ha distrutto migliaia di ulivi secolari in Puglia. Lo scrittore ha due marce, una di giornalismo investigativo che si basa sulle vicende, sulle domande, e una di romanziere. Il futuro che non vorremmo mai vedere, lo descrive Pierpaolo Vettori in “L’imperatore delle nuvole”. Un lungo muro che divide e protegge(?) dall’invasione dei migranti nordafricani. L’epopea tragica di una delle guardie murarie. “Una minima infelicità” di Carmen Verde è un romanzo intenso e particolare innanzitutto perché viene definito un’opera prima – anche se segue un romanzo scritto a quattro mani – poi perché parla di una creatura minuscola che decide di consacrare la propria vita a una madre elegante, abbiente e sofisticata che si vergogna di lei.

Close