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Con le premiazioni si conclude la settima edizione del Premio Sila. Scianna, Melandri e Di Cesare ricevono il bronzetto di Paladino

Serata di premiazione a Palazzo Arnone, con la consegna delle statuette realizzate da Mimmo Paladino ai vincitori dell’edizione 2018 del Premio Sila ’49. Come lo scorso anno è ancora Ritanna Armeni a “condurre” l’ultimo incontro di questa edizione della rassegna, che inizia dialogando con la vincitrice della sezione letteratura Francesca Melandri. Il romanzo “Sangue giusto”, per la Armeni fotografa il razzismo all’italiana, mentre per l’autrice “rappresenta la declinazione italiana della vicenda coloniale”. “Il passato coloniale e il presente delle migrazioni – ha spiegato la scrittrice – non sono due storie a parte, ma due capitoli della stessa storia, la storia del rapporto fra l’Occidente e il resto del mondo”.

Il premio per la sezione Economia e Società è stato consegnato a Donatella Di Cesare, autrice del saggio “Stranieri residenti”. “Un segno politico civile di impegno che questo premio conferisce a un argomento così importante: le non-persone che hanno bisogno di essere considerate persone. Lo ius migrandi – ha detto Di Cesare ritirando il bronzetto – è il diritto del terzo millennio, quello di cui dobbiamo occuparci”.

Premio alla carriera, infine, per Ferdinando Scianna, che stamattina ha tenuto la sua Lectio Magistralis, e stasera ringraziando per il riconoscimento ottenuto, ha spiegato chiaramente alla platea cos’è stato e cosa è ancora la fotografia per lui: “quando sono da solo con la macchina e aspetto di vedere se Dio fa capolino da dietro l’obiettivo, sono felice”.

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Ferdinando Scianna, formidabile “Lectio Magistralis” in parole e immagini

Scorrono alle spalle del celebre fotografo le più significative immagini di 60 anni di lavoro e passione, mentre lui, Ferdinando Scianna uno dei più grandi fotografi viventi, amico di Vázquez Montalbán e Sciascia, ritrattista di Borges e reporter della mitica agenzia Magnum, parla. E’ un fiume in piena di ricordi ed emozioni passate, ma la Lectio di Scianna non ha niente di nostalgico, niente di fintamente modesto, perché il fotografo sa, e lo dice più volte, di aver vissuto una vita straordinaria, di aver realizzato scatti epici, conosciuto persone che tutto sono (o sono state) tranne che comuni. Lo sguardo rivolto al presente e a un futuro che si augura ancora ricco, dinamico, insolito, Scianna si lascia guidare dalle foto, che ha preparato per una platea rapita, per raccontare una carriera lunghissima, avventurosa, prestigiosa, ponendo sempre l’accento sulle persone, mai sulle epoche storiche, le ideologie, i personaggi. Non gli piacciono le generalizzazioni, dice, gli piacciono le persone e a loro parla, Scianna, con le parole e le immagini, oggi come ieri, come sempre, perché: “solo i dittatori parlano alle masse, io parlo e guardo una persona alla volta, un luogo alla volta, un gatto alla volta”.

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Al via l’edizione 2018 con Donatella Di Cesare e Mimmo Lucano

Si è svolto questo pomeriggio a Palazzo Arnone il primo incontro dell’edizione 2018 del Premio Sila ’49. A dare il via alla settima edizione della rassegna, il dialogo fra la vincitrice della sezione Economia e Società, Donatella Di Cesare che con “Stranieri residenti” opera un’importante e necessaria decostruzione dei miti inerenti al fenomeno migratorio (dallo ius sanguinis, alla cittadinanza intesa come proprietà del territorio nazionale) e Mimmo Lucano, già sindaco di Riace, conosciuto in tutto il mondo per il modello di accoglienza dei richiedenti asilo realizzato nel  piccolo paese della Calabria, arrestato il 2 ottobre scorso per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Un incontro perfetto fra una mente lucida, come quella della Di Cesare (“Noi non possediamo i luoghi che abitiamo. Abitare non ha niente a che fare con il verbo avere – ha detto fra l’altro la vincitrice della sezione Economia e Società – ha a che fare con il verbo essere.”) e il cuore aperto di Mimmo Lucano che nel corso del dibattito ha più volte posto l’accento non soltanto sulla necessità di un fare integrazione e promuovere l’inclusione dei migranti, ma soprattutto sulla bellezza di un’operazione del genere (“Far convivere le culture, le religioni, le persone diverse non solo è possibile – ha detto Lucano – è soprattutto bello”.)

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L’estate del ’78, di Roberto Alajmo è il quarto titolo della Decina presentato ai lettori

“Ecco il problema che penso di avere con la felicità. O che la felicità ha con me. La felicità l’ho riconosciuta sempre quando era troppo tardi. Il treno della felicità l’ho sempre incrociato di corsa, e viaggiava sempre in direzione contraria alla mia … Da cui si ricavano le due Leggi Fondamentali della Felicità. La Prima Legge: la felicità consiste nell’essere felici.  La Seconda Legge: e saperlo mentre succede, però.”

Di felicità sfiorata, rincorsa, anelata e di tanto altro hanno parlato l’autore de “L’estate del ’78” (Sellerio) Roberto Alajmo, Battista Sangineto e Gemma Cestari nel quarto dei dieci incontri previsti per presentare ai lettori cosentini la Decina 2018, ovvero i libri in gara per il Premio Sila di quest’anno.

“L’estate del ’78” – Roberto Alajmo

 

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