Category

Notizie

Notizie

Enzo Paolini introduce la Lectio Magistralis di Gustavo Zagrebelsky

Quando la giuria del Premio Sila ha comunicato la scelta di Gustavo Zagrebelsky ho pensato al nostro Paese. Ed a tutte le cose che sono successe in questi anni.

Non agli ultimi. A quelli dal 1948, ad oggi.

Il 1 gennaio veniva promulgata la Costituzione Italiana ed in quel momento, ancora carico di dolori e di sofferenze, ma pieno di speranza e di entusiasmo per un paese da ricostruire, in primo luogo nelle sue Istituzioni entrava in gestazione il Premio Sila che avrebbe visto il suo primo atto nel ’49 e che è proprio quello che celebriamo ancora oggi, a 68nanno di distanza.

Da allora sono successe tante cose e di ciascuna di esse il Premio Sila è stato testimone, talvolta interprete e tal’altra finanche attore sul piano della sollecitazione e del contributo culturale.

E così ha attraversato tutta la temperie del dopoguerra e della tessitura di una trama istituzionale e socio-culturale con l’impegno di persone come Leone da Repaci, la sensibilità di Ungaretti, Carlo Bo e Ardengo Soffici, il meridionalismo di Corrado Alvaro, le provocazioni di Zavattini , la visione di Carlo Levi, tutti giurati, elaboratori di pensiero politico al cenacolo del Sila.

Ha interpretato l’Italia del Consiglio Vaticano secondo con il pensiero di Antonio Guarasci e quella del divorzio con Loris Fortuna, ha raccontato gli anni di piombo con la voce di Rosario Villari, di Valter Pedullà e con quello che sarà poi il cinema di Vincenzo Cerami e Alberto Sordi.

Ha fatto testimonianza civile contro la mafia con il “sasso in bocca” di Michele Pantaleone e con le proposte visionarie e moderne di Franco Basaglia, ha saputo essere popolare ed anticonvenzionale, è stato contestato e ha acceso discussioni, ma ha sempre saputo guardare al suo tempo, facendo critica ed autocritica, rigenerandosi e ridefinendo nel corso delle edizioni le sue modalità senza mai abbandonare il suo obiettivo primario .

Quello di raccontare con storie semplici come quella dell’omonimo titolo con il quale Leonardo Sciascia vinse l’ultima edizione prima dell’interruzione. Una storia semplice ma profonda, e acuminata, dritta come una lancia piantata lì nel punto esatto in cui anche il Premio Sila,  come il protagonista del romanzo, si ferma per non pensare agli ideali che finiscono per essere schiacciati dalla negligenza delle istituzioni o da chi non vuole cambiare , da chi si gira dall’altra parte.

Una lunga pausa, circa vent’anni. Al posto dei libri e delle storie, drive in e telenovelas. Quasi la consapevolezza di una sconfitta, comunque un cambiamento, non in meglio. Poi la rinascita in un momento analoga alla nascita.

Noi nel 2011 non avevamo macerie da rimuovere e città da ricostruire, non uscivamo da una guerra ma abbiamo avvertito l’esigenza.

Era venuto il momento di avviare, anche con il piccolo gesto, una ricostruzione morale e politica del nostro paese.

E così che siamo arrivati a Gustavo Zagrebelsky. Non finirà mai di ringraziare la giuria per aver condotto il Premio Sila su una traiettoria coerente  comprensibile quanto mai e che da Settisi a Rodotà a Ginzburg ci ha portati diritti dritti a lui.

Io non ho avuto il privilegio di parlare in Corte Costituzionale davanti al presidente Zagrebelsky ma ho letto e l’ho ascoltato e ho pronunciato le sue parole, i suoi concetti lo scorso 24 gennaio quanto la Corte, condividendoli, ha cancellato una parte di una legge malfatta dicendo che in paese democratico le elezioni si fanno per rappresentare i cittadini nelle Istituzioni non per stabilire chi comanda.

Sono gli stessi che tornerò a pronunciare, il prossimo 12 dicembre, sotto la guida di Felice Besostri, proporremo ancora alla Corte sollevando quello che tecnicamente si chiama conflitto di attribuzione che non sia consentito ad un capopartito di impedire il libero dibattito in un libero Parlamento nel momento in cui si discute della legge primaria di uno Stato cioè quello elettorale.

Chiederemo questo per arrivare, come fine ultimo, che le elezioni si facciano con sistemi che consentano al Parlamento di formare governi con idee, proposte e contenuti e non con sistemi finalizzati solo a rendere gli italiani governabili, sacrificandoli sull’altare della governabilità – questo orrendo ed irresponsabile luogo comune ogni giorno sulla bocca di inconsapevoli e di furbi – l’esigenza della rappresentanza  e la funzione del governo.

Questo patrimonio enorme di coscienza civile e di senso dello Stato è di Gustavo Zagrebelsky.

Nel discorso ai giovani di Pietro Calamandrei disse loro che se volevano andare in pellegrinaggio nei luoghi dove è nata la nostra Costituzione dovevano andare sulle montagne dove caddero i partigiani, nelle carceri dove furono imprigionati, nei campi ove furono uccisi.

Dovunque un italiano è morto per riscattare la libertà e la dignità andate lì, giovani, col pensiero, perché è nata la nostra Costituzione.

Ecco, nel nostro tempo possiamo dire ai giovani che per spingere questo pensiero e mantenere vivo questo seme di libertà e di democrazia, oltre a non dimenticare “Quel che resta” e “l’inattualità di Gramsci”, occorre ascoltare parole.

Quelle di uomini come Gustavo Zagrebelsky perché dietro le parole – è Cesare Beccaria che parla – si affaccia una visione delle cose, una filosofia, un credo religioso, un punto di vista, insomma una cultura intensa come insieme delle conoscenze, del costume e di qualsiasi altra capacità e abitudine acquisita dall’uomo come membro di una società.

E la nostra, quella cui noi aspiriamo e per la quale ci battiamo, vuole essere libera e giusta.

 

Enzo Paolini

Presidente Fondazione Premio Sila

 

Notizie

I vincitori dell’edizione 2017: Lattanzi (Letteratura), d’Orsi e Teti ex aequo per la sezione Economia e Società, Dickie (Sguardo da lontano)

Cosenza si prepara ad accogliere la 6a edizione del Premio Sila ’49, in programma dal 24 al 25 novembre nelle sale di Palazzo Arnone. La Giuria ha annunciato oggi i vincitori nelle sezioni Letteratura, Economia e Società e Sguardo da lontano.

È la scrittrice pugliese Antonella Lattanzi ad aggiudicarsi il Premio Letteratura della 6a edizione del Premio Sila ’49.

Motivazione: “Una storia nera di Antonella Lattanzi è un romanzo intenso e sorprendente, che conferma la qualità rara della prosa di questa scrittrice ancora giovane, ma ormai capace di conseguire risultati sempre più maturi e consapevoli. Notevole è la capacità dell’autrice, in quest’ultimo romanzo, di sfruttare gli espedienti narrativi del noir e del mistero senza per questo piegarsi alle regole della narrativa di genere. “Una storia nera”, infatti, è un libro imperniato su un mistero, ma nello stesso tempo è un’impietosa anatomia della famiglia e delle sue forme segrete di violenza, la denuncia di un’ipocrisia che contagia e paralizza un’intera società, un’indagine serrata sul rapporto accidentato tra le parole e le cose.”

Allo storico Angelo d’Orsi, per la sua biografia “Gramsci”, e all’antropologo Vito Teti, per il suo saggio “Quel che resta”, va ex aequo il Premio Economia e Società.

Motivazione per Angelo d’Orsi: “Angelo D’Orsi che ha lungamente frequentato le opere e le vicende politiche di Antonio Gramsci, a 80 anni dalla morte ci consegna il frutto più importante dei suoi studi con una biografia destinata ad arricchire il complesso profilo del grande pensatore sardo. Merito non secondario di questa opera, che si aggiunge alla letteratura ormai sterminata su Gramsci, è di tenere in sapiente equilibrio le vicende biografiche del personaggio, osservato talora nelle sue pieghe più intime e la formazione ed evoluzione del suo pensiero, che indaga e illumina la propria drammatica epoca con gli strumenti teorici del rivoluzionario.”

Motivazione per Vito Teti: “Il libro di Vito Teti è il denso, coltissimo e appassionato manifesto di un altro modo di intendere il rapporto tra passato e presente, tra centro e periferie, tra comunità locali e Stato, tra Mezzogiorno e nazione italiana. È un libro urgente: politico nel senso più alto e più letterale, perché è un libro che forgia strumenti nuovi per ripensare la città e la comunità. È anche un testo profondamente poetico, una sorta di celebrazione del valore costruttivo della nostalgia. Ha scritto Platone che «il passato è come una divinità che, quando è presente tra gli uomini, salva tutto ciò che esiste». Ecco, il libro di Vito Teti ci spiega come questo può ancora accadere.”

Venerdì 24 novembre, alle 17, Angelo d’Orsi parlerà del suo libro con Ida Dominijanni. A seguire, alle 18, Vito Teti dialogherà con Tomaso Montanari.

A John Dickie, accademico e storico britannico, va il riconoscimento Sguardo da lontano per il suo volume “Una catastrofe patriottica. 1908: il terremoto di Messina.”

Motivazione: “Il terremoto che il 28 dicembre 1908 colpì le coste dello Stretto di Messina è probabilmente la peggiore catastrofe naturale nella storia della penisola italiana. Il terribile evento fu seguito da una mobilitazione straordinaria di solidarietà da tutte le parti del paese. Mentre il ‘terremoto di Messina e Reggio’ è stato ampiamente studiato dalla storiografia italiana, lo sguardo da lontano chi vi getta lo storico britannico John Dickie in Una catastrofe patriottica. 1908: il terremoto di Messina ne svela i caratteri inattesi, di costruzione della allora giovanissima identità nazionale e del patriottismo pan-italiano.”

Il Premio speciale alla carriera, conferito nel 2016 allo storico e professore di Storia delle culture europee Carlo Ginzburg, è attribuito in questa edizione a Gustavo Zagrebelsky, giurista, professore emerito di Diritto Costituzionale all’Università di Torino e presidente della Corte Costituzionale nel 2004. Collabora con il quotidiano La Repubblica. Il suo nuovo libro è Il legno storto della giustizia (con Gherardo Colombo, Garzanti, in uscita il 16 novembre).

Motivazione: “Tra i massimi giuristi italiani, insigne costituzionalista e presidente emerito della Corte Costituzionale, Gustavo Zagrebelsky è un protagonista del discorso pubblico italiano, una delle pochissime voci che riescono a coniugare il rigore della ricerca e la determinazione a schierarsi contro il potere e i suoi abusi. Nel suo pensiero le ragioni del diritto sono indissolubilmente legate a quelle dell’umanità: ed ogni suo libro è un nutrimento prezioso per l’umanità di noi tutti.”

La Lectio Magistralis, Immagini della giustizia, avrà luogo sabato 25, alle ore 11.30.

La cerimonia conclusiva di premiazione è in programma sabato 25 novembre, alle ore 18, e sarà condotta da Ritanna Armeni.

L’immagine a corredo è il manifesto dell’edizione 2017, opera del maestro Tommaso Cascella.

Notizie

A Gustavo Zagrebelsky il Premio speciale alla Carriera 2017

Il Premio speciale alla carriera, conferito nel 2016 allo storico e professore di Storia delle culture europee alla Normale di Pisa Carlo Ginzburg, viene attribuito in questa edizione a Gustavo Zagrebelsky, giurista, professore emerito di Diritto Costituzionale all’Università di Torino e presidente della Corte Costituzionale nel 2004.

Tra le sue più recenti pubblicazioni: Principi e voti (Einaudi 2005); Imparare democrazia (Einaudi 2007); La legge e la sua giustizia (Il Mulino 2009); La leggenda del Grande Inquisitore (a cura di G. Caramore, Morcelliana 2009); Intorno alla legge. Il diritto come dimensione del vivere comune (Einaudi 2009); Il grande inquisitore. Il segreto del potere (Editoriale Scientifica 2009); Sulla lingua del tempo presente (Einaudi 2010); L’esercizio della democrazia (con Giorgio Napolitano, Codice 2010); La difficile democrazia (Firenze University Press 2010); Giuda. Il tradimento fedele (a cura di G. Caramore, Einaudi 2011); Fondata sulla cultura. Arte, scienza e Costituzione (Einaudi 2014), Senza adulti (Einaudi, 2016), Diritti per forza (Einaudi, 2017).

 

Notizie

Ecco i cinque finalisti dell’edizione 2017

Cosenza si prepara ad accogliere la 6a edizione del Premio Sila ’49, in programma dal 23 al 25 novembre nelle sale di Palazzo Arnone. La Giuria ha annunciato oggi la cinquina dei titoli finalisti: Domenico Dara, Appunti di meccanica celeste, Nutrimenti; Donatella Di Pietrantonio, L’Arminuta, Einaudi; Antonella Lattanzi, Una storia nera, Mondadori; Simona Lo Iacono, Il morso, Neri Pozza; Michele Mari, Leggenda privata, Einaudi.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Cinque libri che raccontano il labile confine tra vita privata e storia del mondo in cui viviamo, con quello sguardo critico e quella attenzione alla complessità dei linguaggi che è in linea con i temi che caratterizzano il Premio Sila ’49, da sempre attento a promuovere la letteratura di impegno civile. I vincitori delle sezioni Letteratura ed Economia e società dell’Edizione 2017 saranno proclamati entro metà novembre e la cerimonia di premiazione avverrà a Palazzo Arnone sabato 25 alle 18.

Notizie

Chiude la rassegna della Decina, Michele Mari: grande entusiasmo e partecipazione per “Leggenda privata” ieri alla Ubik

Continua a suscitare interesse e dibattito la rassegna dei libri finalisti del Premio Sila ’49. Michele Mari, tra i più noti e talentuosi scrittori italiani, ha animato ieri pomeriggio nella libreria Ubick di Cosenza, una folta platea di pubblico tra cui molti giovani che dimostrano di rispondere con presenza e spirito di partecipazione alle iniziative del Premio Sila.

Leggenda Privata (edizioni Einaudi, pag. 176 €18,50) è un libro fatto da tanti frammenti di vita: il rapporto con il padre, i luoghi di famiglia, gli aneddoti e le situazioni che hanno inciso sulla sua formazione umana e letteraria. Una storia raccontata con una lingua alta – “calligrafica”, come la chiama Mari – perché era questo l’unico modo per scrivere il suo libro ultimativo con cui l’autore si offre metaforicamente ai suoi lettori, si espone e si compromette.

Incalzato e pungolato dalle domande dello studioso e critico del cinema Ugo G. Caruso, Michele Mari ha offerto al numeroso pubblico presente il racconto della sua infanzia e dell’adolescenza segnata da un difficile rapporto con i genitori e soprattutto con la figura paterna. “Avere scritto questo libro – ha detto lo scrittore – è stato come aprire una finestra su una serie di episodi costruiti intorno a reticenze, silenzi e sentimenti repressi. E come se mi fossi dato la possibilità di liberarmi da un peso”.

Con questo evento si è chiusa la presentazione della Decina dei titoli in concorso per la sesta edizione del Premio Sila ’49. Il prossimo appuntamento previsto per la fine di ottobre sarà la conferenza stampa di presentazione dei cinque libri finalisti durante la quale verrà svelato il nome della personalità a cui sarà assegnato il premio Sila alla carriera.

Notizie

Penultimo incontro con gli autori della Decina: Ubik stracolma per Donatella Di Pietrantonio e il suo “L’arminuta”.

Una libreria Ubik strapiena ha accolto ieri Donatella Di Pietrantonio in occasione della presentazione de “L’arminuta” (Einaudi), libro finalista della VI edizione del Premio Sila’49.
A fare gli onori di casa il direttore del Premio Gemma Cestari che si è soffermata sulla qualità del linguaggio usato dall’autrice:  “Un romanzo asciutto, esatto. Nel testo non c’è una parola di più, nessuna ridondanza tipica invece di molti scrittori della letteratura italiana moderna”.

“Il romanzo – ha detto  Cestari  – narra una storia molto empatica piena di pietà, è come stare  difronte a un romanzo di Dickens scritto in sole 100 pagine”.

Linguaggio, personaggi e contesto sociologico sono state le linee direttrici seguite da Siebert  e Di Pietrantonio  per illustrare, senza svelarne la trama, i sentimenti, le emozioni e le azioni che animano il romanzo.
L’Arminuta fin dalla prima pagina coinvolge il lettore, quando la protagonista, con una valigia in mano e una sacca di scarpe nell’altra, suona a una porta sconosciuta. Ad aprirle, sua sorella Adriana, gli occhi stropicciati, le trecce sfatte: non si sono mai viste prima. Inizia così questa storia dirompente e ammaliatrice: con una ragazzina che da un giorno all’altro perde tutto – una casa confortevole, le amiche più care, l’affetto incondizionato dei genitori. O meglio, di quelli che credeva i suoi genitori. Per «l’Arminuta» (la ritornata), come la chiamano i compagni, comincia una nuova e diversissima vita. La casa è piccola, buia, ci sono fratelli dappertutto e poco cibo sul tavolo. Ma c’è Adriana, che condivide il letto con lei. E c’è Vincenzo, che la guarda come fosse già una donna. E in quello sguardo irrequieto, smaliziato, lei può forse perdersi per cominciare a ritrovarsi. L’accettazione di un doppio abbandono è un trauma difficilmente superabile.
Nel romanzo si affronta il tema della maternità, della responsabilità e della cura, da una prospettiva originale e con una rara intensità espressiva.
“L’Arminuta – ha sottolineato Donatella Di Pietrantonio citanto il libro –  è orfana di due madri viventi. Si sente addosso il peso del rifiuto  colpevolizzandosi per quello che è successo”. “A colmare il vuoto – ha però detto Renate Siebert – ci pensano la sorella Adriana e il fratello piccolo e malato Giuseppe”.
Ma l’Arminuta è anche un romanzo sulla società dell’epoca fatta di contrasti tra il mondo dell’entroterra povero e pieno di  privazioni e quello della città e del benessere. Due società vicine ma allo stesso tempo lontane.
Alla presentazione hanno partecipato attivamente i ragazzi del Liceo Classico “Telesio” e del liceo Scientifico “Scorza” che hanno incalzato Di Pietrantonio con  domande e osservazioni curiose e puntuali.
L’ultimo appuntamento della Decina 2017 sarà lunedì 16 ottobre, alla libreria Ubik di Cosenza per la presentazione di “Legenda privata” (Einaudi) di Michele Mari. Dialogherà  con l’autore il critico cinematografico Ugo G. Caruso.
Entro il 20 ottobre il comitato dei lettori delle due librerie partner del Premio (Ubik e Mondadori), sarà chiamato ad esprimere un parere sui romanzi della Decina di cui la Giuria tecnica si avvarrà per determinare i cinque titoli finalisti.

Notizie

Successo di pubblico alla Mondadori per la presentazione di “Appunti di meccanica celeste” di Domenico Dara

Per il quarto appuntamento con la rassegna sei dieci libri finalisti della sesta edizione del Premio Sila, Gianluca Veltri ha dialogato con l’autore di “Appunti di meccanica celeste”, Domenico Dara. Un groviglio di sentimenti, riflessioni, situazioni umane e, soprattutto, una introspezione psicologica e filosofica dei personaggi in ognuno dei quali ritroviamo per magia un po’ di noi stessi.
Domenico Dara (calabrese di Girifalco, dove è nato nel 1971) trasforma ogni oggetto per quanto banale, ogni angolo del paese, ogni fenomeno naturale in archetipo semplificatore di destini umani e leggi universali.
Girifalco e i suoi paesani diventano così un microscopio sull’umanità tutta, il pretesto per scrutare i più profondi e variegati sentimenti, dai più teneri ideali ai desideri più terreni. Un figlio che non arriva, un padre che non c’è mai stato, un amore rubato, qualcuno che ascolti una musica immaginaria eppure reale. I desideri degli uomini e delle donne di un paesino della Calabria disegnano altrettanti profili e raccontano altrettanti destini, segnati come le orbite dei corpi celesti, immutabili come le forme ellittiche che i pianeti tracciano intorno al sole. Allora perché il circo che arriva in paese, con la sua magica follia, la sua bellezza senza tempo, sembra deviare il corso delle cose? Perché sembra dare una sferzata all’immobile realtà di Girifalco, ai suoi abitanti, alle loro vite sempre uguali? Perché l’illusione dell’autodeterminazione è una convinzione che a nessuno può essere sottratta, che si tratti di un pazzo, una credulona, un edonista o un fatalista. E perché la vita infondo, a Girifalco come altrove, è tutto quello che ci succede mentre stiamo facendo progetti.

Notizie

Con “L’animale notturno” di Andrea Piva proseguono le presentazioni dei titoli in concorso per il Premio Sila 2017

Sfondare e miseramente fallire a trent’anni. Vittorio, sceneggiatore appassionato, conosce bene questo precipitoso saliscendi che porta allo stallo la sua vita. Ma reagisce puntando sul denaro, sul diventare ricco a tutti i costi. Un’impresa che ci racconta, tra umorismo e drammaticità, Andrea Piva nel suo nuovo romanzo ‘L’animale notturno’ pubblicato da Giunti e presentato ieri dal Premio Sila’49 alla libreria Mondadori di Cosenza. A parlare con l’autore di “gioco” (il protagonista dell’opera cerca di arricchirsi attraverso il mondo variegato e virtuale del Texas Holdem) e della distanza forse ormai insanabile fra il mondo della scienza e quello delle lettere, Daniele Garritano, ricercatore universitario dell’Unical in critica letteraria.

Cos’è il gioco? E cosa rende un’attività umana un gioco? Lo scontro, la dimensione ludica? O la condivisione delle regole, del “cerimoniale”? O infine è forse il modo crudele eppure realistico in cui si conclude inevitabilmente il gioco, con un vinto e un vincitore? Piva e Garritano hanno cercato di dare risposta a queste domande, per comprendere l’attrazione di Vittorio, protagonista dell’opera, e di tanti, tantissimi uomini e donne per il gioco d’azzardo, l’ossessione violenta e apparentemente insensata per la versione spettacolare del poker, l’ormai celeberrimo Texas Holdem.

Ma è un’altra la questione centrale, il fulcro su cui si regge l’opera e sulla quale si sono soffermati l’autore e il suo sparring partner di ieri sera, Piva e Garritano, ed è la dualità per eccellenza, la dicotomia per antonomasia, quella tra lettere e numeri, tra letteratura e scienza, tra umanisti e scienziati. Una divisione così netta che nel tempo è diventata contrapposizione, scontro sempre taciuto eppure evidente, scelta esclusiva ed escludente che fa di chi è un uomo di lettere un deciso oppositore delle scienze, un ostinato confutatore della pur disarmante chiarezza dei numeri e di chi è uno scienziato un borioso contestatore dell’innegabile utilità delle lettere, della storia, della filosofia, di quella forma di comprensione dell’animo umano che elude totalmente il ricorso ai numeri e ai segni, alle equazioni e al calcolo. Mondi che sono rette parallele, universi che non si incontrano, né vogliono incontrarsi, ma che si possono “frequentare” uno per volta e che Vittorio, uomo di lettere, protagonista de “L’animale notturno” visita, sonda, esplora attraverso la sua avventura nel folle mondo del gioco d’azzardo online.

Fondazione, Notizie

“Una storia nera” di Antonella Lattanzi: presentato il secondo titolo della decina 2017

La scrittrice e sceneggiatrice italiana Antonella Lattanzi ha animato il secondo incontro di presentazione dei dieci libri finalisti della sezione letteratura della sesta edizione del Premio Sila ’49.

L’opera presentata da Lattanzi e dalla giornalista Rai, Livia Blasi, è “Una storia nera” (edizioni Mondadori, pag. 252, €18), un giallo, un noir, ma anche una storia d’amore che attraverso un meccanismo narrativo costruito interamente sui fatti da vita ad un gruppo di personaggi davvero notevoli che vengono modellati e prendono forma nei dialoghi tra di loro da una scrittura scarna e diretta e sempre aderente ai fatti e alla realtà.

La storia ruota attorno al tema della violenza domestica, del dolore e del disagio di chi vive una relazione malata. Carla, giovane donna, si è sposata da ragazzina con un uomo poco più grande di lei; ora si sono separati perché il loro amore era totalizzante, ma anche pericoloso. Lui, Vito, è un marito geloso e violento che non sembra accettare questa separazione. Di mezzo, poi, ci sono tre figli, due appena maggiorenni, Nicola e Rosa e una bambina ancora piccola, Mara.

“Il libro è un noir come sono noir tutte quelle opere che indagano il cuore di tenebra dell’essere umano – ha detto Livia Blasi – che affronta un tema di grande attualità e riesce a darne una lettura originale e non stereotipata”. Emerge, infatti, dal libro di Antonella Lattanzi la figura di questa donna che subisce continue violenze ed è perciò sicuramente una vittima ma è anche un personaggio straordinariamente complesso, ambiguo e vendicativo. “Io credo che uno dei compiti della letteratura sia raccontare la realtà senza paura e infingimenti – ha spiegato l’autrice -. Non volevo scrivere personaggi che fossero definitivamente cattivi o definitivamente buoni. Volevo scrivere personaggi in cui ognuno di noi potesse riconoscersi almeno un po’, in cui ognuno di noi potesse riconoscere qualcosa di sé, personaggi veri”.

Notizie

Con “Il Morso” Di Simona Lo Iacono, sono iniziate le presentazioni dei libri della Decina 2017

La storia di Lucia Salvo detta “la babba” raccontata nel libro Il Morso di Simona Lo Iacono (Neri Pozza editore, 240 pag, 16,50€), è stata al centro dell’incontro che si è svolto ieri alla libreria Ubik di Cosenza nell’ambito della rassegna delle dieci opere finaliste della sesta edizione del Premio Sila ‘49.
Il dibattito, introdotto dal direttore del Premio letterario Gemma Cestari, è stato animato dalle domande e dalle curiosità della docente e scrittrice Tiziana Iaquinta rispondendo alle quali Simona Lo Iacono ha raccontato al numeroso pubblico presente la storia di un personaggio storico realmente esistito, Lucia Salvo, un personaggio femminile unico, fragile e determinato, animato da una profonda voglia di vivere, che sullo sfondo dei moti insurrezionali del 1848 divenne, suo malgrado, inconsapevole eroina della rivoluzione siciliana.
“Il Morso non è e non voleva essere un romanzo storico” ha voluto precisare Simona Lo Iacono “è un libro legato alla Sicilia e alla sua storia ma il contesto resta di sfondo rispetto alle vicende più intime e personali di una giovane donna che coinvolgono l’uomo e le sue debolezze, le sue mostruosità.
“Nel mondo capovolto”, così l’autrice definisce la società dell’epoca, Lucia, che tutti hanno definita pazza, è l’unica persona normale. I suoi pensieri e le sue azioni riflettono coraggio e intelligenza, capacità di scindere il bene dal male, fermezza nell’agire e sicurezza nella volontà di sacrificarsi in nome dell’amore e della giustizia.
Martedì 12 settembre appuntamento alla libreria Mondadori con la presentazione di “Una storia nera” di Antonella Lattanzi.
Close